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Fabio Metitieri Il grande inganno del Web 2.0 |
| Ricordo di yukali | |
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Scrivere un ricordo di Fabio Metitieri non è facile. In primo luogo perché è difficile parlare al passato di una persona che è stata per oltre vent’anni anni tanto viva e tanto attiva in rete, e che se ne è andata improvvisamente a soli 51 anni. In secondo luogo perché Fabio non era una persona facile. Intransigente e poco amante del quieto vivere, Fabio era un polemista nato, ben dotato di tre virtù essenziali a un buon polemista: conoscere a fondo gli argomenti di cui si parla (non credo ci siano molte persone in Italia che possano dire di conoscere la rete meglio di come la conosceva lui), saperli guardare da una prospettiva autonoma e non convenzionale, e avere molto spesso ragione. Già nei primi anni ’90, quando lavorava presso il Consorzio per il Sistema Informativo (CSI) Piemonte, Fabio aveva cominciato a scrivere della rete; da allora i suoi contributi – in forma di articoli, su testate come Virtual o Internet News che fanno ormai parte della storia della cultura di rete nel nostro paese, o in forma di libri – hanno rappresentato appuntamenti imprescindibili per chi si occupa di Internet in Italia. Ma accanto agli articoli e ai libri, la presenza di Fabio si faceva sentire anche attraverso innumerevoli interventi ‘d’occasione’: messaggi di posta elettronica personali e sulle liste (in particolare sulla preziosa lista dell’Associazione Italiana per le Biblioteche, AIB-CUR) o commenti volanti, spesso polemici, talvolta sarcastici, capaci di suscitare immediati e infuocati dibattiti. Era difficile essere d’accordo con tutti i messaggi di Fabio, o condividerne sempre i toni, ma era raro che non offrissero prospettive o spunti interessanti. Ho ripercorso le mail scambiate con lui negli ultimi mesi: una ventina, belle lunghe, con molti punti di disaccordo, ma tutt’altro che sterili o inconcludenti. Fabio cercava la discussione e la polemica non solo e non tanto per il piacere del ‘duello’ – che pure evidentemente non disdegnava – ma anche e soprattutto per mettere alla prova le sue idee: anche per questo restava malissimo (e reagiva malissimo) quando qualcuno rifiutava le sue critiche senza discuterle, mentre apprezzava enormemente le risposte articolate e argomentate, che inevitabilmente diventavano occasione per approfondire e proseguire la discussione. Se la risposta tardava, chiedeva preoccupato “tutto bene?” Mi sono accorto oggi non senza sorpresa, ripercorrendone i titoli, di avere in un anno o nell’altro inserito fra i testi d’esame del mio corso universitario tutti i libri scritti da Fabio Metitieri: da Incontri virtuali, del 1997, a Dalla e-mail al chat multimediale (scritto nel 2000 con Giuseppina Manera), da Comunicazione personale e collaborazione in rete, del 2003, al fondamentale Biblioteche in rete, scritto con Riccardo Ridi, edito dalla Laterza e più volte aggiornato, frutto maturo del precedente Ricerche bibliografiche in Internet, pubblicato nel 1998 da Apogeo. Fino al recentissimo Il grande inganno del web 2.0, anch’esso edito da Laterza, che mi è arrivato dalla casa editrice proprio il giorno in cui in rete si diffondeva la notizia della scomparsa di Fabio, ma che – per la perplessità degli studenti, che non lo trovavano ancora in libreria – avevo già inserito nel programma del corso di quest’anno su nuovo web e reti sociali per la laurea specialistica. Ho la mia piccola parte di corresponsabilità nella pubblicazione di questo libro: la Laterza – che è anche la mia casa editrice e alla quale sono legato da un rapporto di particolare amicizia e vicinanza – mi aveva infatti chiesto informalmente un parere sul primo progetto presentato da Fabio: una bozza di indice accompagnata da alcune pagine che delineavano le principali tesi che il testo avrebbe sostenuto. La richiesta mi aveva posto in un qualche imbarazzo, un po’ perché sugli stessi argomenti mi ripromettevo di scrivere anch’io, un po’ perché con alcune di quelle tesi non concordavo (e non concordo). Ma, come era tipico di Fabio, anche le tesi meno condivisibili erano sostenute da argomenti attenti, puntuali, ‘forti’. Il libro proponeva posizioni certo discutibili, ma che – ne sono ancor più convinto dopo averne letto la versione finale – era utile e importante discutere. Era un libro da pubblicare, assolutamente. Da pubblicare senza nasconderne l’intento polemico, bene espresso dal titolo concordato fra autore e casa editrice. Ed è oggi un libro da leggere e da discutere, perché anche se yukali (il nick di Fabio, che preferiva i territori virtuali di Second Life a quelli a suo avviso troppo spesso poveri di contenuti e fastidiosamente autoreferenziali della blogosfera) non c’è più, le sue tesi – giuste o sbagliate che siano – hanno tutta la forza necessaria per continuare a combattere anche da sole… | |
Gino Roncaglia | |
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