109 ANNI DI CULTURA

Massimo Gaggi
La valanga
Dalla crisi americana alla recessione globale

La Repubblica - venerdì 20 febbraio 2009
La finanza americana tra intrighi ed eccessi


Settembre è stato il mese nero della presidenza di George W. Bush. Nel 2001, entrato da pochi mesi alla Casa Bianca, ci furono gli attentati alle Torri Gemelle e al Pentagono, nel 2008, alla fine del suo mandato, il crollo del sistema finanziario americano. Ma se la sua reazione di fronte agli attentati terroristici è stata il motore della sua presidenza, davanti alla catastrofe economica Bush è invece rimasto in silenzio, spettatore muto di un evento che nei libri di storia segnerà la sua eredità ancor più della guerra in Iraq. Attonito davanti al crollo della sua ideologia liberista e sconvolto dall'impazzimento di quel Far West in cui si era trasformato il sistema finanziario americano dopo l'eliminazione di ogni regola, l'ex presidente si è trovato costretto a sconfessare la deregulation totale e a dare il via libera all'ingresso dello Stato nel capitale di banche e assicurazioni. Una rivoluzione tale da far inorridire i più convinti liberisti che l'hanno ribattezzata: "socialismo finanziario".

Così se il 2009 che stiamo vivendo sarà l'anno della recessione, del crollo dei consumi e della disoccupazione, il 2008 passerà alla storia per il tramonto del modello liberista del capitalismo anglosassone, considerato vincente e intoccabile. In pochi mesi, dopo l'estate, il terremoto economico è stato talmente forte da riuscire a cambiare il modo di pensare, vivere e consumare della società americana: la parola chiave diventa "frugalità", mentre tramonta la frenesia del debito a tutti i costi (raddoppiato in soli 7 anni), delle case comprate senza versare acconti e delle dieci carte di credito nel portafoglio.

Un anno rivoluzionario che Massimo Gaggi, inviato del Corriere della Sera a New York, racconta con estrema chiarezza nel suo libro La valanga. Dalla crisi americana alla recessione globale (Laterza). Un libro che ne contiene tre: è una cronaca puntuale e appassionante della fine di un mondo che sembrava il più forte e solido, è un manuale, scritto in modo semplice e didascalico, per comprendere i motivi e i meccanismi della crisi, ed è un romanzo su eccessi, vizi, colpi bassi e congiure che hanno portato all'irresistibile ascesa e al crollo dei "Titani dell'Universo", quei finanzieri che agivano senza controlli e freni. Uomini come il capo di Citigroup — la prima banca al mondo per dipendenti e filiali —, Chuck Prince, che ancora due anni fa si rifiutava di cambiare filosofia e dichiarava: «Se l'orchestra smette di suonare saranno guai per tutti. Ma fin tanto che la musica va avanti, continuiamo a ballare».

Sullo sfondo della più grande distruzione di ricchezza della storia — «in poco più di un anno», spiega Gaggi, «nei soli Stati Uniti è andata perduta una cifra pari al Pil di Italia, Francia, Germania e Gran Bretagna messe insieme», — si affollano personaggi che ancora due anni fa si sentivano invincibili e che hanno agito nell'illusione di un'economia a crescita continua, in cui i fattori di rischio erano stati cancellati, e in cui, pur di intascare ricche provvigioni, si prestavano soldi a chi non dava nessuna garanzia. Un abbaglio ideologico di cui il profeta è Alan Greenspan, l'ex guida della Federal Reserve, che nega l'esistenza della bolla immobiliare — dopo aver favorito la crescita di quella della "internet economy" — e agisce fino alla fine nella convinzione che i mercati abbiano la capacità interna di auto regolamentarsi.

Il libro racconta la genesi e lo sviluppo di una crisi «straordinariamente profonda» e prevede che ci vorranno anni per vedere la ripresa e questa volta gli Stati Uniti ne usciranno cambiati. «Il party è finito», ripete in questi giorni Barack Obama e Gaggi spiega perfettamente perché il compito del nuovo presidente è immane: non solo il rilancio dell'economia, ma anche la ricostruzione della fiducia dei consumatori e di un sistema di regole e controlli. Ma se l'America cercherà di ripartire su nuove basi, puntando su un’"economia della conoscenza" con meno finanza e più servizi e su un'industria low cost, è facile pensare che non sarà più in grado di agire come locomotiva trainante di tutto il sistema mondiale. Per questo, nel suo ultimo capitolo Gaggi mette in guardia l'Europa, divisa sulle strategie per uscire dalla crisi, e l'Italia, che torna ad essere l'elemento debole del sistema. Alla fine del libro è chiaro che la storia della "valanga" è anche la cronaca dello sforzo di tutta la società americana per reinventarsi e sopravvivere, un approccio che rende ancora più evidente e angosciante la nostra mancanza di reazione e di nuove politiche.

Mario Calabresi












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