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Antonio Forcellino 1545 Gli ultimi giorni del Rinascimento |
| L'Unità - domenica 11 gennaio 2009 | |
| «In Vaticano c'è un S. Pietro eretico. Ma è censurato» | |
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Forcellino, come fa a dire che Pietro era nudo?«Risulta da incisioni contemporanee ed è il problema del restauro appena avviato: dovranno decidere se rimuoverlo o meno. A questo proposito trovo imbarazzante che non mi abbiano neanche fatto vedere il cantiere come desideravo. Perché? Quanto alla censura la dimostra anche il fatto che nel 1549 al Buonarroti, artista molto conteso, non danno i soldi per completare gli affreschi della Paolina e la faranno concludere da altri solo nel 1572». Dove sta l'eresia?«Nella Cappella Paolina, Michelangelo dipinge prima la Conversione di Paolo, nel 1542-24, poi nel 1546-49 la Crocifissione: e la costruisce come un manifesto di una spiritualità eretica, è puro spirito, non c'è praticamente paesaggio. La nudità di Pietro è un ritorno alla base, al rapporto tra Dio e uomo, mentre il raggio diretto che unisce Cristo a Paolo indica un contatto diretto che esclude la Chiesa come apparato. E questo rapporto diretto, di fede, è quanto ha predicato Lutero e quanto cercano gli "spirituali", persone vicinissime all'artista come Vittoria Colonna e il cardinale Reginaldo Polo». E cos'è successo?«Tutto lascia pensare che il Buonarroti abbia ricevuto un incarico più celebrativo, raffigurare la consegna delle chiavi a Pietro, però forza la mano e dipinge questa crocifissione. Poi contano molto le date: il concilio della Controriforma inizia nel il 1545. Vittoria Colonna muore nel 1547, nei primi anni 50 si scatena l'inquisizione, il cardinale se ne dovrà andare». Scusi, ma come si può dipingere sotto gli occhi del papa scene in odore di eresia, quando il solo sospetto può portare speditamente al rogo? È un po' difficile da accettare...«Chi commissiona le pitture è Paolo III, grande ammiratore del Buonarroti, papa della famiglia Farnese. Poco prima di morire sale sui ponteggi e non si scandalizza della nudità di Pietro. È ben più aperto di Paolo IV, che sale sul soglio nel 1555. Il clima storico è cambiato, non è più il Rinascimento che vuole l'artista libero e innovatore». | |
Stefano Miliani | |
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