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Vito Bianchi Castelli sul mare |
| La Gazzetta del Mezzogiorno - martedì 9 dicembre 2008 | |
| Le fortezze d'Italia con i piedi nell'acqua | |
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Quanti mondi attorno ad un fossato e a un portale. Storie e architetture di secoli, che vengono evocate in Castelli sul mare, (Latenza ed.) con una prospettiva geografica e non solo, e cioè partendo dalla loro posizione sul mare. Autore del volume è Vito Bianchi, autore di numerosi saggi archeologici e di storia medievale (come la storia di Gehgis Khan, sempre per Latenza). E l'approccio storico domina tutto il volume, in cui Bianchi ricostruisce gli scenari dei nostri castelli affacciati sul mare, non solo pugliesi, ma anche calabri (come lo splendido Le Castella e i suoi misteri), liguri, siciliani, abruzzesi. Spaziando per gli 800 chilometri di coste italiane, Bianchi ci fa entrare in queste mura, con un viaggio accompagnato dalle immagini (bellissime) dei fotografi Nicola Amato e Sergio Leonardi. Eccoci nell'«islamica» Amalfi, ai tempi in cui il Mediterraneo era dominato dalla fiammata dell'Oriente, eccoci alla difesa dagli assalti dei pirati e alle loro scorribande in Italia. Ogni castello sul mare racconta questa ed altre storie. Pisa, Genova, le fortificazioni che dovevano difendere la Superba: oppure l'incanto dei castelli sardi, ripresi nel loro affaccio sul mare di cristallo e tutt'uno con la loro sete antica di protezione, con la voglia di tutelare un'isola aperta ai molteplici arrembaggi. Così come a Messina, dove la torre della Lanterna sul forte San Salvatore sembra a sua volta un'isola protesa nello Stretto. In Adriatico, i castelli sembrano tappe della storia di questo mare. A Chioggia, il forte San Felice immerge le sue scaglie di passato nelle Repubbliche Marinare, ma anche nelle dominazioni austriache e francesi. E che dire del fascino della laguna veneziana delle fortificazione del suo Arsenale, l'area citata da Dante nell’Inferno e ancora oggi quasi immutata nella sua bellezza e potenza. Scendiamo a sud. A Gallipoli, le garitte del forte aragonese; a Bari, il «melting pot» come lo definisce Bianchi, normanno e svevo, il miscuglio di stili che è affascinante riconoscere passando da un cortile all’altro del castello svevo. Ma i misteri dei manieri sono la fonte della loro ricchezza: Castel dell’Ovo ― la fortezza di una suggestione scenografica nel Golfo di Napoli, immersa nella terra che il normanno Guglielmo il Malo volle sua nel XII secolo ma non vide mai edificata completamente ― è il punto in cui si favoleggia della presenza del mago Virgilio: si dice che questi doveva avere nel castello un uovo dai poteri inimmaginabili. La fantasia napoletana ha aggiunto molto a questa vicenda, tanto che il tesoro reale fu alla fine custodito in questo luogo, come se fosse da sempre deputato a conservare qualcosa di prezioso. E quanti sanno che Federico II chiamò addirittura i sacerdoti a operare nei cantieri per la costruzione dei suoi castelli? Bianchi riporta una cronaca del 1224 in cui si riferisce che l'imperatore, su consiglio papale, aveva deciso di reclutare dei conversi cistercensi, che erano abili muratori. E questo la dice lunga sulla storia «laica» dei castelli d'Italia, baluardi di difesa dello Stato, ma anche e soprattutto custodi di potere. L'autore racconta queste vicende, ricorda la grandezza degli Angioini e dei barones, i vari rifacimenti architettonici, le stanze segrete, i passaggi sotterranei, i cunicoli secolari. E c'è pure un 11 settembre medievale, quello del sultano turco Maometto II che nel 1480 decise l'assalto al regno aragonese partendo da Otranto e spaziando ovunque, un po' come hanno fatto i terroristi colpendo i nuovi simboli del potere, il Pentagono, le torri altissime di Manhattan. Costruzioni apparentemente senz'anima, ma simbolicamente fulcro di una civiltà. Oggi come ieri. | |
Enrica Simonetti | |
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