109 ANNI DI CULTURA

Gustavo Pietropolli Charmet
Fragile e spavaldo
Ritratto dell'adolescente di oggi

Il Venerdì di Repubblica - venerdì 22 agosto 2008
Se i genitori allevati a Edipo crescono i figli con Narciso

È il bambino più bravo, il più bello, il più intelligente. Tra Io stupore e l'incoraggiamento incondizionato della famiglia a due anni già risponde a tono, a quattro si legge da solo le favole prima di addormentarsi, a sei canta e balla come le veline. Ma poi, crescendo, i ragazzi iniziano a capire che trovare un pubblico sempre pronto all'applauso non è poi così semplice. E la delusione e la vergogna iniziano a prendere il sopravvento creando disagio e solitudine. Sono i giovani della Generazione N (come Narciso) che lo psicanalista Gustavo Pietropolli Charmet descrive in Fragile e spavaldo (Laterza, da settembre in libreria), un ritratto della nuova adolescenza che verrà presentato il 29 agosto al Festival della Mente di Sarzana. «Narciso», dice Pietropolli Charmet «è cresciuto in un ambiente dove le regole non sono universali ma vengono decise famiglia per famiglia e dove la cosa più importante è la realizzazione della propria creatività». A lui si contrappone il vecchio Edipo, «figlio del sistema educativo della colpa che viveva il contrasto continuo tra le regole morali che gli venivano imposte e le pulsioni adolescenziali». E se il problema principale di Edipo era farla franca dai castighi, Narciso corre il rischio di essere umiliato per non riuscire a realizzare gli obiettivi che si era dato durante l'infanzia. «Edipo deve vedersela col sentimento della colpa, Narciso con quello della vergogna».

Quand'è che Edipo ha lasciato il campo a Narciso?«La crisi dell'autorità del padre viene da molto lontano, ma è negli anni Sessanta e Settanta che diventa più evidente. È allora che nasce l'idea che essere un buon genitore significa non tanto tramandare valori ma trasmettere affetto. La coppia decide di mettersi a completo servizio di quel figlio, spesso unico, sul quale si proiettano aspettative di realizzazione e di visibilità sociale. E così appare Narciso, bello, creativo e prodigioso».

Ci sono frasi che possono aiutare a caratterizzare i due modelli di educazione?«A casa, a scuola o in chiesa gli adulti che circondavano Edipo gli dicevano continuamente "taci e ubbidisci". A Narciso dicono "dimmi chi sei. Balla, canta, esprimiti. Raccontami la tua storia in prima serata". A Narciso la mamma dice "tu sei molto più importante di me e io do la mia vita affinché tu sia te stesso"».

A chi fa comodo una generazione di Narcisi?«Le aziende si sono accorte che se si riesce a far comprare agli adolescenti un determinato prodotto, dall'abbigliamento alla musica e al cinema, si influenza il mercato complessivo. Fa poi comodo anche ai genitori che sono al lavoro tutto il giorno vedere il proprio figlio che se la cava benissimo anche da solo. Narciso ha meno bisogno di presenza, di ordini e di controlli. È un bambino che nasce molto buono, molto creativo, molto espressivo e va volontariamente verso la società».

Ma anche l'educazione del dialogo crea danni...«Sì, oggi vediamo gli esiti incerti di un'educazione che richiede all'adolescente continui successi. E la volontà di essere visibili ad ogni costo, può anche sfociare in comportamenti socialmente non legittimi. È difficile dire se questo modello crei più o meno danni del "taci e obbedisci", certo è che in alcune famiglie si respira un clima da stadio nei confronti del successo del figlio piuttosto che un sano appoggio neutrale alla sua autonoma realizzazione».

Peggio la vergogna dei sensi di colpa? «La colpa è sempre legata a un'azione e si può superare chiedendo scusa o accettando un castigo. La vergogna invece, mettendo in dubbio il valore della persona, non è facilmente riparabile. La mortificazione dura nel tempo con la stessa intensità. Per superare questa situazione il percorso è più lungo perché implica il recupero dell'autostima».

Ma qual’è il modo in cui si reagisce alla vergogna?«Chi si sente umiliato, o decide di sparire, chiudendosi in casa, o si vendica. Ci sono adolescenti che meditano per mesi la vendetta contro la professoressa o contro una ragazza che li ha traditi. Non trovano pace finché chi ha inflitto loro un'umiliazione non l'ha pagata cara».

Perché Narciso si riempie di tatuaggi, piercing e cicatrici?«Perché ha bisogno di comunicare socialmente chi è e che cosa vuole. Nel momento in cui adotta una moda, anche massificata come il piercing, ha l'impressione di differenziarsi, di portare sulla superficie del corpo un contenuto interno leggibile da chi condivide i suoi stessi codici. La tendenza di questa nuova generazione a manipolare anche violentemente il corpo ha alcuni aspetti molto espressivi e altri che sono segno di un disagio e di una nuova complicazione».

Quale?«Il rifiuto del corpo naturale. È il caso del dimagrimento eccessivo delle ragazzine che decidono così di conquistare una fisicità che esprima indipendenza e autonomia dal cibo e dalla mamma. Ed è il caso degli adolescenti che potenziano i loro muscoli con estrogeni e sostanze dopanti. Tutte manipolazioni violente che impongono al corpo di parlare e di soffrire. Lo usano come una lavagna su cui scrivere il proprio nome d'arte e su cui sbandierare la propria sofferenza».

Questa Generazione N esisterebbe anche senza YouTube?«La visibilità sociale è uno degli obiettivi specifici della generazione di Narciso. Mettere il proprio video a disposizione del mondo intero evidenzia il bisogno di parlare in prima persona, di essere nello schermo e non davanti ad esso. Edipo non potrebbe mai parlare di sé, della propria sessualità, dei conflitti con i genitori. Narciso è invece spudorato e ha bisogno di raccontarsi, di esibirsi, di diventare famoso. Tutta l'enfasi sul bullismo, sulla delinquenza minorile, sulle violenze del branco mi pare però eccessiva. Le aree di disagio sono più limitate di quanto si è indotti a credere».

Un consiglio a Narciso per soffrire meno?«Fare un inventario serio di ciò che davvero sente essere la sua verità e la sua missione, rifiutando le aspettative che si sono insediate nella sua mente, ma che vengono dall'esterno. L'importante è portare avanti il proprio progetto originario».

E ai suoi genitori?«Devono capire che non funziona più la pretesa di essere rispettati e obbediti senza fare nulla per meritarselo. Di fronte all'incompetenza di certi adulti i ragazzi hanno buoni motivi per dire "chi l'ha detto che bisogna fare così?"».

Marco Romani
















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