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Cristiano de Majo, Francesco Longo Vita di Isaia Carter, avatar |
| la Repubblica.it - giovedì 21 febbraio 2008 | |
| Storia di Isaia Carter. Avatar e profeta su Second Life | |
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Dice Isaia Carter: "Devo costruirmi una vita. Devo trovare un lavoro, guadagnare dei soldi, mettere su casa. Fare quello che fanno gli altri. Sento i loro stessi desideri: la voglia di avere molti amici da invitare in giardino, la curiosità di esplorare luoghi nuovi. E un impulso a conoscere più persone possibili, fare il maggior numero di esperienze possibile. Ma cosa stiamo cercando tutti? Perché vogliamo stare qui?". E "qui" non è un posto qualunque. Non è un ambiente finito. Ma lo spazio molteplice delle possibilità: quella di passare qualche minuto a New York - ad esempio - trovarsi nei sotterranei della metro, salire e camminare fino a Broadway; poi spostarsi poco dopo nel quartiere romano dei Parioli, cercando una festa per la serata. E finire nell'antica Roma a parlare latino. Isaia Carter abita Second Life (http://secondlife.com/). E la sua vita da avatar è raccontata in un libro (edito da Laterza) che sperimenta, attraverso il linguaggio letterario e la finzione narrativa, la dimensione dell'esistenza virtuale; dinamiche, immagini, attese, che la attraversano. E la legano alla realtà. Il titolo? Semplicemente, Vita di Isaia Carter, avatar. L'idea tra fiction e realtà. Gli autori, trentenni, Cristiano De Majo e Francesco Longo hanno condiviso per alcuni mesi il corpo di Isaia e lavorato a distanza (l'uno vive a Napoli, l'altro a Roma) scrivendo e scambiando pagine ogni giorno: "Siamo diventati residenti di Second Life - spiegano - abbiamo esplorato questo spazio potenzialmente infinito, scandagliandone lo spirito, visitando i luoghi e incontrando persone che, come noi, si trovavano lì. Mentre Isaia cresceva e la sua coscienza si sviluppava, ci siamo resi conto che era proprio questa esperienza non-umana che meritava di essere raccontata. E il risultato è quello di un romanzo basato su fatti reali". Nella finzione, reale è la scelta del protagonista di girare con la kippah in testa; reali le retribuzioni e le spese in linden dollar (moneta ufficiale di S. L.); reali le paure e gli interrogativi. Isaia, nome profetico non a caso, si fa domande esistenziali mentre impara a parlare, a interagire con gli altri avatar: gesti, espressioni, abitudini. Può vivere le esperienze più varie ed eccitanti, eppure al fondo del suo viaggio c'è un anelito, una ricerca di senso che nessuna situazione sembra riesca a soddisfare. "Isaia soffre per amore - afferma Longo - è sempre inquieto, si mette in situazioni assurde; appena sbarcato su Second Life gli dicono che è un profeta che deve salvare il mondo, ma lui si rifiuta: si chiede 'perché proprio io?'. Cerca di capire chi è, e che ci fa in quel mondo. Cerca Dio, e beve drink". Avatar e non. Nel mondo intrinsecamente letterario e pieno di personaggi di Second Life, come lo vedono gli autori del libro, "avvengono corteggiamenti, sparizioni, guerre, gelosie; tra conflitti, bugie, musiche romantiche". È un mondo fantastico e inquietante. Perciò "molti sono spaventati dal virtuale - chiosa Longo - Ma credo che i mondi virtuali siano solo un'estensione della realtà, non un'alternativa". E conclude: "Chi cerca lì una vita migliore resterà deluso. Gli avatar sognano carni umane". Isaia è dunque soggetto e oggetto di un'indagine intima e cognitiva tra le pieghe di un mondo fittizio, animato dalla realtà, e senza questa vuoto. Così il protagonista, nel tentativo di trovare una percezione di se stesso, una prova evidente del suo esistere, e tracce della sua identità, scopre che la "vita non è qui", in quello spazio dalle infinite possibilità, che però "non è un rifugio dalla morte". Ed è questa, in fondo, la sua più importante rivelazione da avatar-profeta. | |
Tullia Fabiani | |
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