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Valerio Magrelli Nero sonetto solubile Dieci autori riscrivono una poesia di Baudelaire |
| Il sonetto di Baudelaire: tra personificazione e ossimoro | |
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IIniziamo col presentare la poesia da cui nasce questo viaggio nel Novecento, la pasticca d’uranio che alimenta il motore dell’intera ricerca, il nucleo radioattivo le cui tracce si ritroveranno all’interno di tanti diversi organismi testuali. Incluso in molte antologie della lirica francese, Recueillement ha goduto di una fortuna rilevante, al punto che il suo primo emistichio («Sois sage, ô ma Douleur») è stato accolto nella ristretta cerchia delle frasi canoniche della lingua. Si tratta di un sonetto, ossia della forma di cui Baudelaire vantò la «bellezza pitagorica», paragonandola a quella «del metallo e del minerale ben lavorati». Tutti i suoi versi sono alessandrini, ma su un impianto irregolare, con rime che seguono lo schema abab abab ccd ede. Redatto nel 1861, Recueillement apparve sulla «Revue euro péenne» il 1° novembre dello stesso anno, a qualche mese di distanza dalla seconda edizione delle Fleurs du mal. Avrebbe quindi dovuto fare parte della terza edizione, che tuttavia l’autore non riuscì a completare. La sua importanza è confermata dal fatto d’essere stato ospitato in diversi periodici (per Pierre Louÿs, esso rappresenterebbe addirittura il miglior sonetto di Baudelaire). Rispetto alla prima versione fu introdotta una sola variante: già a cominciare dal testo pubblicato il 12 gennaio 1862 su «Le Boulevard», il verbo «se coucher», collocato al dodicesimo verso, venne sostituito con «s’endormir». Quanto alla collocazione della lirica all’interno della raccolta, mentre le attuali edizioni si limitano a situarla fra i materiali destinati all’edizione del 1868, i curatori dell’edizione postuma l’avevano inserita, con il numero 104, fra i testi di Spleen et Idéal. Diversa l’opinione di Robert-Benoït Chérix, che propose di farla figurare nei Tableaux parisiens, tra Le crépuscule du soir e Le jeu. In effetti, con le sue antitesi Douleur/Plaisir e Solitude/Multitude, Recueillement ricorda il tema dominante di quella sezione, e si riallaccia per diversi aspetti alle due composizioni fra cui lo si pensava di inquadrare. La tesi, tuttavia, è stata rigettata da più parti. Per il momento è tutto: soltanto un’avvertenza. Quella che si propone, è una semplice traduzione di servizio, tale da risultare, almeno sotto l’aspetto lessicale e sintattico, il più aderente possibile al francese. L’unica, rilevante eccezione risulta costituita dal sostantivo Douleur, reso con l’italiano «Pena», invece che con il più immediato «Dolore»: come si è già visto, la scelta è dovuta alla necessità di conservare il genere femminile, e dunque la personificazione che sta alla base dell’intera poesia. Ecco dunque l’originale e la nostra versione italiana: RECUEILLEMENT Sois sage, ô ma Douleur, et tiens-toi plus tranquille.Tu réclamais le Soir; il descend; le voici:Une atmosphère obscure enveloppe la ville,Aux uns portant la paix, aux autres le souci. Pendant que des mortels la multitude vile,Sous le fouet du Plaisir, ce bourreau sans merci,Va cueillir des remords dans la fête servile,Ma Douleur, donne-moi la main; viens par ici, Loin d’eux. Vois se pencher les défuntes Années,Sur les balcons du ciel, en robes surannées;Surgir du fond des eaux le Regret souriant; Le Soleil moribond s’endormir sous une arche,Et, comme un long linceul traînant à l’Orient,Entends, ma chère, entends la douce Nuit qui marche. RACCOGLIMENTO Fa’ la brava, o mia Pena, e sta’ più tranquilla.Tu invocavi la Sera; essa scende; eccola:Un’atmosfera oscura avvolge la città,Agli uni portando pace, agli altri affanno. Mentre dei mortali la moltitudine vile,Sotto la sferza del Piacere, questo boia senza pietà,Va a cogliere rimorsi nella festa servile,Mia Pena, dammi la mano; vieni qui, Lontano da loro. Guarda affacciarsi i defunti Anni,Dai balconi del cielo, in vesti antiquate;Sorgere dal fondo delle acque il Rimpianto sorridente; Il Sole moribondo addormentarsi sotto un’arcata,E, come un lungo sudario trascinato verso Oriente,Ascolta, mia cara, ascolta la dolce Notte che cammina. II Prima di esaminare il testo, si impongono alcuni chiarimenti. Come si è detto, la nostra ricerca tenterà di ricostruire la presenza di Recueillement nell’opera di dieci scrittori. Essendo concentrate in area francese (tranne che per il «francofilo» Nabokov), le indagini non hanno riguardato quegli autori di altre lingue che pure hanno attinto al sonetto sotto forma di prestiti o imitazioni. Su tale argomento si è ampiamente soffermato Jean Robaey, allestendo una rassegna di quasi trenta poeti debitori ai suoi versi, tra i quali gli italiani Carducci, D’Annunzio, Marinetti, Ungaretti, Luzi e Sereni. Del pari, si è deciso di tralasciare completamente un ulteriore filone di studi, che si potrebbe definire in termini di trasposizione intersemiotica. Mi riferisco a quegli interventi nei quali il testo di partenza viene dislocato in un’altra sfera espressiva, come ad esempio nel passaggio dalla letteratura alla musica. Anche in questo caso, si è preferito sospendere ogni approfondimento, benché sia possibile contare almeno undici adattamenti di Recueillement. Da uno spoglio di Lila Maurice-Amour emerge addirittura che, fra tutti i testi delle Fleurs du mal, questo sarebbe il più frequentato dai compositori, insieme a La cloche fêlée, Harmonie du soir e La mort des amants – un risultato tanto più sorprendente considerando come la lista (in cui compare il nome di Debussy) non annoveri le composizioni di Villiers de l’Isle-Adam o di Léo Ferré, che pure lo musicarono. Un ulteriore genere di indagini che si dovrà purtroppo trascurare è quello relativo alle fonti. Se i nomi più ricorrenti sono quelli di Théophile Gautier, Edgar Allan Poe, Théodore de Banville, Henry Wadsworth Longfellow e Sarah Helen Power Whitman (ma senza dimenticare Thomas Gray, George Byron, Jules Lefèvre-Deumier, Marceline Desbordes-Valmore o George Sand), non si può escludere che la composizione tradisca il riflesso, cosciente o meno, di certi accorati appelli al dolore presenti nelle Contemplations di Victor Hugo, oppure di quei Recueillements con cui Alphonse de Lamartine terminò, verso il 1839, la sua carriera poetica. Anche su questo campo, ampiamente setacciato dalla critica, si è preferito sorvolare, condividendo le osservazioni di Antoine Fongaro circa l’enorme «massa di cultura e di lettura presente [...] dietro ogni verso del sonetto». Dunque, senza affrontare l’esame di simili materiali, la nostra ricerca si dedicherà piuttosto ad alcune specifiche «riapparizioni» del testo baudelairiano, ravvisabili in altrettante opere di autori novecenteschi. | |
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