109 ANNI DI CULTURA

Tony Judt
L'età dell'oblio
Sulle rimozioni del '900

L'Espresso - mercoledì 12 agosto 2009
Chi ha rubato il passato


La paura sta riaffiorando come un ingrediente attivo della vita politica delle democrazie occidentali... scrive Tony Judt nell'introduzione al suo "L'età dell'oblio. Sulle rimozioni del '900" (Laterza), un libro che denuncia l'incapacità di fare i conti con la storia come uno dei mali peggiori della coscienza pubblica dei nostri anni. La dimensione della storia sembra uscita dallo spazio culturale dell'uomo contemporaneo: celebriamo i luoghi della memoria, ma non sappiamo misurarci con un'effettiva comprensione del passato. Preferiamo rifugiarci in una visione celebrativa del secolo scorso, magari per sottolinearne gli eccessi e gli orrori, ma senza inserire il ricordo nel flusso di un processo di trasformazione.

Le altissime doti e qualità di storico di Judt, uno dei maggiori d'oggi, autore di una magistrale storia dell'Europa del dopoguerra rifulgono anche in questa raccolta di saggi e profili di uomini, donne, paesi. Basta leggere il ritratto che dedica ad Arthur Koestler o quello sul filosofo polacco Leszek Kolakowski, recentemente scomparso, e la sua critica al marxismo o al cosmopolitismo di un intellettuale come Edward Said per cogliere l'acume dispiegato da Judt quando deve tratteggiare un carattere come espressione di una cultura, nelle luci come nelle zone d'ombra. Ma la cifra di questo libro non è soltanto culturale; è altresì politica e sociale, come dimostrano le bellissime pagine che parlano dell'Inghilterra di Blair, delle lacerazioni che corrodono il tessuto istituzionale del Belgio e, soprattutto, dei dilemmi irrisolti di Israele. Pagine in cui il lettore è colpito dalla lucida capacità di giudizio di Judt, con un'autonomia che lo rende inassimilabile a ogni posizione consolidata. La sua è un'autentica, vigorosissima «apologia della storia» concepita a misura del nostro tempo.

Giuseppe Berta














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