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Valerio Magrelli La vicevita Treni e viaggi in treno |
| L'Espresso - giovedì 16 luglio 2009 | |
| Vite sui binari | |
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La cadenza della prosa di Valerio Magrelli somiglia strettamente alla sua poesia: ponderata, colta, smaliziata, attenta al gioco di parole. Magrelli scrive sempre sulla punta delle sue parole: ogni frase è acuminata, e trapassa chi legge, ma anche chi l'ha pronunciata. C'è una sorta di malinconia di fondo in questo bellissimo "La vicevita. Treni e viaggi in treno" (Laterza), uno scetticismo, e insieme una passione, che prende la forma della dimidazione, del taglio a metà. Il titolo è esplicativo: viviamo una vita "vice"; non da Capo, ma appunto da Vice. Noi siamo i vicari di noi stessi, ci suggerisce Magrelli, che come il Visconte dimezzato di Calvino fa parlare la propria metà dell'altra metà, quella che non c'è o che non potrà mai esserci; la parte che non manca di mancare. Noi tutti ― il poeta è il nostro vice anche in questo caso ― non siamo, come si diceva negli anni Sessanta, alienati, bensì dimezzati. Viviamo delle vite a metà: che non si realizzano mai interamente, oppure che non saranno mai intere. La conoscenza ― e la coscienza ― crea il difetto, così che Magrelli, gran testa d'intellettuale e poeta, capisce tutto, o quasi, eppure qualcosa gli manca: vivere l'intero. E i treni? I treni sono la perfetta metafora di questa vita a metà. Vanno da un posto all'altro, ma non sono mai un vero "posto". Sono il provvisorio. Meglio: un interstizio. Magrelli è il gran poeta degli interstizi ferroviari. | |
Marco Belpoliti | |
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