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Perché ancora destra e sinistra

Perché ancora destra e sinistra
Perché ancora destra e sinistra
- disponibile anche in ebook
Edizione: 2010
Collana: Il nocciolo [57]
ISBN: 9788842091943
Argomenti: Attualità politica ed economica, Filosofia politica: storia e saggi, Saggistica politica

In breve

Questo non è l’ennesimo libro dedicato alle sorti contingenti della sinistra o della destra, all’analisi teorica dei loro mali, ai consigli (peraltro non richiesti) sugli oggetti e i metodi delle loro politiche, all’interrogativo se la prassi debba essere moderata o antagonista, istituzionale o radicale. Il discorso che qui si svolge non vuole distribuire patenti di ‘vera’ sinistra né di ‘vera’ destra, ma spiegare come e perché queste categorie politiche moderne continuano ad avere senso anche in uno scenario largamente postmoderno.

Indice

Premessa – 1. Una dicotomia obsoleta? – 2. Gli schemi delle teorie, e la complessità della storia - 3. L’origine della politica moderna, e le sue conseguenze – 4. L’età globale, e il caso italiano – 5. Sul presente, e sul futuro. – Conclusione provvisoria - Bibliografia essenziale

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C’è ancora da riflettere sul tema ‘destra e sinistra’. Benché ampiamente dibattuto, l’argomento non è ancora consumato: questa distinzione, dislocata rispetto al suo spazio politico originario e anche rispetto alla contrapposizione – in qualche modo classica – fra capitale e lavoro, conserva efficacia e significato.

La tesi che si vuole sostenere è che ci sono state e ci sono molte destre e molte sinistre, e che in questa pluralità si possono nondimeno individuare due insiemi categoriali al tempo stesso generali, utili e significativi. L’obiettivo, quindi, è di semplificare in modo sintetico, e non di classificare in modo analitico; di attingere un livello radicale di comprensione, non attraverso la nitidezza politologica dei tipi ideali, modelli costruiti secondo le esigenze del ricercatore, né attraverso la varietà storica delle forme concrete, né attraverso essenze o complessi ideali ontologicamente stabili (come libertà e uguaglianza, rischio e sicurezza, conservazione e rivoluzione); e nemmeno attraverso attitudini transepocali, psicologiche o antropologiche. Destra e sinistra verranno trattate piuttosto come modalità, distinte ma inscindibili, opposte ma complementari, di accesso all’energia originaria del Moderno, attraverso le quali si dispone – nella storia, nelle istituzioni, nelle idee politiche, nel sentire comune dell’opinione pubblica – la moderna vicenda della politica occidentale. E quindi destra e sinistra si comprendono radicalmente solo attraverso un procedimento genealogico, che risalga al punto zero dei dispositivi della politica moderna.

Appartiene alla tesi anche la considerazione che le categorie di destra e sinistra sopravvivono oggi non in virtù della permanenza dello spazio politico moderno, insieme al quale sono nate; né perché descrivano una dicotomia fondamentale della società, che è ormai ben più articolata e frammentata. Ma perché in esse si manifesta ancora una forza e un problema – la soggettività, secondo le modalità che si indicheranno – che può forse essere qualcosa di più che non l’eco di un Big Bang originario, la radiazione fossile che pervade l’universo della politica, sì uno dei contributi del Moderno alla continuità storica della civiltà occidentale, come lo sono stati l’areté greca o lo ius romano o il cristianesimo. Certo, se la distinzione fra destra e sinistra non è ancora residuale, può nondimeno diventarlo: proprio come può perdersi il retaggio dell’Antico, così può smarrirsi del tutto anche la forza propulsiva degli apparati ideali dell’Occidente. Ciò può ben accadere, benché le principali potenze che vi sono germogliate – scienza, tecnica, modo capitalistico di produzione – si siano estese (certo, in modo differenziato, imperfetto, superficiale) a buona parte del mondo. Nelle categorie di destra e sinistra sono in gioco, infatti, specifiche determinazioni politiche, storico-culturali dell’Occidente – l’umanesimo secolarizzato, e la democrazia, in primo luogo – che non coincidono, benché vi siano implicate, con l’espansione planetaria delle sue capacità pratiche.

Fra le avvertenze che è utile avanzare c’è dunque che le tesi del libro – elaborate a partire dall’interesse conoscitivo di decifrare le forme intellettuali e politiche della destra che governa l’Italia, e che le dà un’impronta non si sa quanto destinata a durare – vogliono valere primariamente per le democrazie occidentali, ovvero là dove la questione destra/sinistra è nata.

E c’è anche l’avvertenza che questo non è l’ennesimo libro dedicato alle sorti contingenti della sinistra o della destra, all’analisi dei loro mali, ai consigli (peraltro non richiesti) sugli argomenti da porre a oggetto delle loro politiche, e a rispondere alla questione se la prassi debba essere moderata o antagonista, istituzionale o radicale. Il discorso che qui si svolge non è normativo – semmai pone la normatività come oggetto della propria riflessione –, e in ogni caso non vuole distribuire ad alcuno patenti di ‘vera’ sinistra o di ‘vera’ destra; serve soltanto a riconoscere nel passato, e anche nel presente (ovvero anche nelle pur rudimentali politiche dell’oggi), due modalità cardinali della politica. Entrambe interpretano elementi originari e ineludibili della modernità, così che non si può dire che l’una sia ‘falsa politica’ e l’altra ‘politica autentica’: l’indeterminatezza della politica, la sua costitutiva contingenza, non lo consentono.

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