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La società cinica

La società cinica
La società cinica
Le classi dirigenti italiane nell'epoca dell'antipolitica
- disponibile anche in ebook - disponibile in streaming su
Edizione: 2008
Collana: Saggi Tascabili Laterza [310]
ISBN: 9788842086024
Argomenti: Attualità politica ed economica, Saggistica politica, Sociologia politica
  • Pagine: 168
  • Prezzo: 12,00 Euro
  • Acquista

In breve

La nostra società è cinica come la sua élite. È necessario aprire gli occhi sulle reali condizioni del paese, sull’Italia dell’antipolitica, l’Italia che concepisce lo spazio pubblico in funzione di un vantaggio personale, in cerca di scorciatoie, quella delle protezioni clientelari e che non rispetta le regole, qualunquista e indolente. Pezzi di nazione deserti di merito, che condividono i vizi e le carenze di chi la dirige. D’altro canto c’è anche un paese diverso, che preme per il cambiamento: lì è il vero motore, il centro da cui si può irradiare una concreta riforma del sistema.

Indice

Introduzione. La porta stretta - 1. Classi dirigenti e antipolitica: declino della società di massa e cittadinanza competente - 2. Le classi dirigenti nella società della conoscenza: valori e capitale umano - 3. La società: civica o cinica? - 4. Le classi dirigenti: problematiche in pillole - Epilogo. Ci meritiamo l’Italia?

Leggi un brano


Nella vostra biblioteca dei sogni, ne albergano sicuramente alcuni che si sono realizzati. Molto più spesso avrete amaramente constatato che ciò che avete sognato, nella realtà, non si è realizzato. Almeno fino ad ora. Questa è la vita e l’Italia non fa eccezione. La società sogna classi dirigenti con tutt’altri stimoli, caratteristiche e motivazioni rispetto a quelli delle élites attuali. Questa è l’Italia e noi stessi non facciamo eccezione. La nostra società rincorre i simboli dei ceti di consumo adottando habitus pubblicitari nella pretesa – il più delle volte vana – che ciò che acquistiamo possa farci sentire non solo in grado di decidere, ma anche realizzati e, persino, cambiati in cuor nostro. Sono i consumi a cambiarci e certamente non siamo noi a cambiare loro. Insomma, dovremmo smetterla di illuderci, sognare a occhi aperti e scambiare i desideri per bisogni. Questo crea solo malessere del benessere.

Come nel sogno, in questo libro c’è una porta stretta, attraverso cui dovrebbero transitare, in ordine, il nostro ceto politico, le nostre classi dirigenti, le nostre borghesie: in breve, quanti guidano il paese e dovrebbero essere di esempio. Varcare la porta stretta significherebbe migliorare innanzitutto il sistema politico-istituzionale, la democrazia del nostro paese. Ma, proprio davanti all’uscio, il sogno si perde nella distrazione egoistica di quelli che, per primi, dovrebbero aprire la porta e varcarla e invece si attardano, incoraggiati dall’ignavia di massa. Una società cinica come la sua élite: stessa faccia, stessa razza.

Bisogna perciò aprire gli occhi e non farsi illusioni: ad esempio, sul fatto che il nostro presente non sia condizionato dai pesi storici e dai ritardi di sviluppo e di organizzazione democratica che ci trasciniamo dal dopoguerra. Le classi dirigenti della Ricostruzione, per lo più formate dalla Resistenza, riuscirono a vincere molte delle scommesse che si ponevano all’Italia semianalfabeta di allora. Ma, su alcuni fronti, non riuscirono e il bipartitismo imperfetto prima degenerò e poi fu travolto; i torbidi rapporti tra finanza e politica, da un lato, e tra mercato politico e comportamenti illegali e mafiosi, dall’altro, hanno continuato a indicare i nostri ritardi culturali e civici.

In particolare, sembrano due le illusioni da dismettere. La prima è che tutto sia possibile: è l’illusione creata dai politici e dai governi che, in difficoltà di leadership, hanno pensato bene in questi anni di assecondare e non di guidare la società, elargendo promesse e creando aspettative che sono poi andate frustrate nelle pochissime realizzazioni. In realtà, i governi nazionali nella Ue, oggi possono molto meno di quelli di venti-trenta anni fa. Tenendo conto inoltre del debito pubblico, quelle promesse politiche erano infondate come le illusioni e le aspettative che hanno suscitato. La cruda realtà è che la pochezza di quanto fatto rispetto all’atteso si è nutrita di clientele politiche, le solite, quelle dei «topi sul formaggio» – di cui scrisse Paolo Sylos Labini oltre trent’anni fa – che perpetuano una sottrazione costante di risorse da finanziamenti produttivi. Intanto cresce la frustrazione sociale per la perdita di capacità di acquisto dei redditi familiari, per quel terzo di famiglie indebitate. Perciò a spezzare questo tipo di illusione, ci sono i danni arrecati dai «topi sul formaggio», dai gruppi privilegiati e da quelli dotati di un’influenza «particulare» capace di condizionare l’interesse collettivo. La seconda illusione da fugare è che la nostra sarebbe la migliore delle società.

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