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Amorosi assassini

Amorosi assassini
Amorosi assassini
Storie di violenze sulle donne
Edizione: 2008
Collana: i Robinson / Letture
ISBN: 9788842085140
Argomenti: Attualità culturale e di costume
  • Pagine: 280
  • Prezzo: 16,00 Euro
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In breve

Quattromilacinquecento le donne che hanno denunciato aggressioni, stupri, molestie e maltrattamenti. Centododici quelle che sono rimaste uccise. È la cronaca di un anno, ma niente più che la punta di un iceberg. Il numero reale delle vittime è agghiacciante: un milione e centocinquantamila donne maltrattate, picchiate, violentate o uccise. Tredici autrici stilano una impressionante cronologia dell’orrore, per raccontare una guerra che si fa ogni giorno più cruenta.

«Abbiamo raccolto, in ordine cronologico, circa trecento casi di violenza inflitta a donne da mano maschile, avvenuti in Italia nel corso del 2006. Ma per ogni stupro o aggressione denunciati, per ogni omicidio scoperto, quante violenze rimangono coperte dal silenzio? Il non detto e il buio sono condizioni che non permettono quantificazioni aritmetiche certe. È una mattanza sottotraccia, che chiede di essere esaminata nel suo complesso. Appunto ciò che vuol fare questo libro. Perché leggere un elenco di casi, nella sua successione lunga un anno, rende il fenomeno visibile e non più ignorabile. Su quindici di loro abbiamo puntato lo zoom».

Le autrici del volume fanno parte dell’associazione Controparola

Indice

Introduzione - Ringraziamenti – 1. Gennaio – 2. E la Chiesa non sa di Dacia Maraini : Febbraio – 3. Dieci anni di una inutile fuga di Lia Levi: Marzo – 4. Due contro una di Paola Gaglianone: Aprile – 5. Ricchi, colti e... cattivi di Claudia Galimberti: Maggio – 6. I vent’anni di Jennifer di Elena Gianini Belotti:Giugno – 7. La peggio gioventù: la violenza è in rete di Cristiana di San Marzano: Luglio – 8. Hina, il peso della disobbedienza di Elena Doni: Agosto - 9. La doppia colpa di Paola di Maria Serena Palieri: Settembre - 10. La persecuzione di Chiara Valentini: Ottobre - 11. La valigia di Simona Tagliaventi: Novembre - 12. Scene da un matrimonio: separati in casa di Mirella Serri: Dicembre - 13. La ragazza dell’Est di Francesca Sancin - 14. Un Natale d’onore di Marina Addis Saba - Le autrici

Leggi un brano

È la punta di un iceberg quella che emerge nelle pagine di questo libro. Abbiamo raccolto, in ordine cronologico, circa trecento casi di violenza inflitta a donne da mano maschile, avvenuti in Italia nel corso di un anno, il 2006. Quello che abbiamo selezionato è solo un campionario di vicende, per motivi diversi, particolarmente rappresentative. Si tratta di casi accomunati da due caratteristiche: primo, essi sono diventati pubblici, ne hanno scritto, cioè, agenzie di stampa e giornali; secondo, se ciò è successo è perché erano delitti per i quali vigeva, per il magistrato, la procedibilità d’ufficio, oppure perché essi sono stati denunciati dalle vittime. Insomma: si tratta di omicidi o tentati omicidi, oppure si tratta di stupri o di tentativi di stupro o, ancora, di aggressioni o violenze d’altro genere. Ed ecco che l’iceberg, oltre questa punta, sotto i nostri occhi comincia ad allargarsi. Per ogni stupro o aggressione denunciati, per ogni omicidio scoperto, quante violenze contro le donne rimangono coperte dal silenzio?

Il non detto e il buio sono condizioni che non permettono quantificazioni aritmetiche certe. Si sa che nel 2006 sono state 112 le donne uccise da un marito, un fidanzato o un ex, vittime cioè di un «amore criminale», come diceva il titolo di una bella trasmissione di Rai Tre. Mentre nel nostro paese diminuisce il numero generale degli omicidi, aumentano quelli di cui sono vittime le donne. Il ministero dell’Interno ha registrato, poi, negli stessi dodici mesi, 4500 denunce per violenze, abusi, aggressioni, sporte da donne a polizia e carabinieri. E la più recente e approfondita ricerca in proposito condotta in Italia, quella elaborata dall’Istat, durata ben cinque anni e presentata il 21 febbraio 2007 a Palazzo Chigi, basata su un campione di 25 mila donne tra i 16 e i 70 anni, ha dato un risultato agghiacciante: in Italia il 91,6% degli stupri non viene denunciato; la percentuale cresce quando si parla di aggressioni non sessuali: passa sotto silenzio il 96% delle ingiurie fisiche subite, per mano maschile, dalle donne.

Facciamo un po’ i conti: intorno a quel 6%, in media, di aggressioni che arrivano agli onori delle cronache c’è un mare immenso di violenze delle quali non si sa niente. Accorpando abusi sessuali e aggressioni fisiche: «Negli ultimi 12 mesi il numero delle donne vittime di violenza ammonta a 1 milione e 150 mila», si legge nell’indagine Istat. Ma non è finita, l’iceberg cresce e si allarga ancora, perché la violenza non è solo fisica. Violenza sono le molestie sessuali nei luoghi di lavoro così come lo stalking, cioè la persecuzione ossessiva. E la violenza è anche psicologica: quell’uso sistematico di ingiurie, deprezzamenti, intimidazione, che costituisce, all’interno di un rapporto di coppia, uno degli ingredienti classici del maltrattamento.

Ma perché noi autrici, questo libro, abbiamo voluto scriverlo? Perché, ragionando tra noi, a un certo punto ci siamo rese conto che in Italia, più che nel resto del mondo ricco e democratico, è in corso, inavvertito, un cortocircuito.

Negli anni a cavallo tra la fine dei Sessanta e i Settanta si è svolta la grande guerra di liberazione, quel femminismo che – ha detto qualcuno – è l’unica rivoluzione che il Novecento ha potuto consegnare, senza necessità di abiure, al nuovo secolo. Ed è anche a partire dalla sua pressione che, a cominciare dagli anni Settanta, nel nostro paese è cominciata la produzione di leggi che danno corpo all’articolo 3 della Costituzione e sanciscono o promuovono una parità effettiva tra i sessi: divorzio, tutela delle ragazze madri, consultori familiari, riforma del diritto di famiglia, pari condizioni sul lavoro, interruzione volontaria di gravidanza, violenza sessuale.

Trent’anni dopo, le leggi le abbiamo, se non tutte, quasi: ma nel paese reale qualcosa di oscuro sta avvenendo. È in corso un fenomeno che non è un azzardo affermare abbia due facce. La prima è quella luminosa che ci ipnotizza ogni sera: il modello femminile che, di varietà in talk show in serial, ci impone la tv, il medium ancora più popolare e più pervasivo. È un modello che sui nostri schermi va peggiorando, anziché migliorare, e in questo non esistono differenze tra tv pubblica e tv commerciale. Giovani e giovanissime, più nude che coperte, ruotanti come girasoli intorno a un maschio, che sia il conduttore o il marito da conquistare, ignoranti e oche: queste sono le italiane-tipo che ci propone la tv. Quale rapporto hanno con le italiane vere? Scarso. Visto che – per dirne una – quella guerra degli anni Settanta sulla scolarizzazione ha inciso, eccome. Un dato particolare, ma più eloquente di altri più generali, è questo: negli anni Novanta le ragazze calabresi si sono affermate come «i» cittadini più scolarizzati dell’Unione Europea.

Però la televisione è un’agenzia formativa anche più potente della famiglia e della scuola. E allora nascono due interrogativi: primo, perché la tv, con ossessiva insistenza, scolpisce sempre più al peggio l’icona della donna italiana? Secondo, quello stereotipo come lavora nell’inconscio di chi – spettatore di sesso maschile o femminile – la tv la guarda?

Sono interrogativi che potrebbero estendersi ad altri luoghi dove, su scala industriale, si costruisce il modello femminile: la moda, per esempio, che dagli anni Ottanta ha imposto un’idea di donna costretta a essere sempre adolescente, esageratamente aggressiva quanto a sex appeal o, per converso, svestita come se uscisse da un’aggressione.

Il conflitto di genere, antico come la nostra civiltà – la prima traccia culturale è in Aristofane –, ha un andamento carsico: ciclicamente affiora, ciclicamente s’inabissa. Ora la parità, in Italia, è giuridicamente sancita. Però il conflitto sembra essersi spostato su altri piani, depotenziando indirettamente la portata della stessa parità.

Sul piano simbolico, l’immaginario viene colonizzato da «veline» e «letterine» che sembrano costruite diligentemente per contrasto sull’idea di sé elaborata dal femminismo. Sul terreno concreto, non si dà seguito a quelle leggi conquistate dagli anni Settanta, non si dà, cioè, «materialità» al dettato della Costituzione. Per esempio, in materia di servizi sociali alla famiglia. Ne è una spia il fatto che l’Italia è il paese dove la natalità è ferma «sottozero» (1,3 figli per coppia) da più tempo, cioè da più di vent’anni. Complice una cultura che tradizionalmente non prevede una vera spartizione del lavoro di cura tra padri e madri.

L’altra faccia del fenomeno in corso nel nostro paese è buia. È, appunto, il continente che esploriamo in queste pagine. Non è la violenza simulata dagli stilisti e dai pubblicitari, ma quella vera che di settimana in settimana, di mese in mese, di anno in anno, si consuma: uomini che picchiano, feriscono, uccidono, stuprano. La violenza contro le donne – comunque essa si declini – è la conseguenza dello stato delle relazioni tra i due sessi. E questi uomini, viene spontaneo pensarlo, non sono più i patriarchi sicuri di se stessi e del brutale diritto che esercitavano nell’Italia dell’altro ieri, contadina e arcaica. Sono uomini che reagiscono in questo modo a un potere che sfugge. La maggioranza degli omicidi è per mano di coniugi o fidanzati, oppure di ex. Ma, anche quando la vittima non è, concretamente, la moglie o l’amante o la ragazza, spesso – nei casi di stupro – s’intravede uno sfondo vendicativo di rivalsa. È una mattanza sottotraccia, che chiede di essere esaminata nel suo complesso. Appunto ciò che vuol fare questo libro.

La faccia per bene dei giovani torturatori: leggi l'articolo di Dacia Maraini sul Corriere della Sera

Recensioni

Laura Lilli su: La Repubblica (11/06/2008)

Eran trecento, ma non erano giovani e forti, come quelli della Spigolatrice di Sapri. Ma, come loro, sono morte. Morte, non morti. Erano donne, infatti, non uomini. E sono state uccise da violente mani maschili. Molte erano giovani come gli eroi di Sapri, alcune quasi bambine. Altre erano di mezza età e altre ancora anziane: una di 78 anni. Molte non erano attraenti. Le loro vite non avevano nulla di eroico, a parte gli eroismi quotidiani, invisibili per gli uomini, di cui è fatta l'esistenza femminile. Non avevano utopie, o straordinari progetti di vita. Nemmeno erano femministe. Semplicemente, qualcuno le aveva messe al mondo - spesso, ma non sempre, in circostanze disagiate - e vivevano: vite, a volte, anche banali o infelici.
Molte sono morte nel senso fisico del termine: hanno smesso di respirare dopo essere state perseguitate, brutalizzate, stuprate, strangolate, accoltellate, uccise da pistole, martelli, bastoni, perfino da un lanciafiamme fabbricato in casa. Con accanimento, ferocia e furia difficilmente immaginabili tra esseri umani. Molte altre, invece (e chissà se non sia peggio) sono morte "dentro": divenute mentalmente inerti, come vegetali. Incapaci di sorridere, di progettare, di amare. Il loro devastato paesaggio interiore è lunare, privo di vita.
Le loro storie sono "fatti di cronaca", ripresi, mese per mese, in un prezioso libro che non ha precedenti: Amorosi assassini. Storie di violenze sulle donne. Ne sono autrici tredici donne del gruppo femminista "Controparola". Le notizie, ordinate cronologicamente mese per mese nel 2006, sono state riscritte - per ogni capitolo, una a turno in modo più esteso - e si leggono come brevi pezzi di narrativa noir. "Controparola", è composto da sole donne "di penna": narratrici e saggiste come Dacia Maraini, Elena Gianini Belotti, Lia Levi; giornaliste e saggiste come Chiara Valentini, Elena Doni, Maria Serena Palieri, Claudia Galimberti, Paola Gaglianone, Simona Tagliaventi, Cristiana di San Marzano, Francesca Sancin. E universitarie, ricercatrici, saggiste e collaboratrici di prestigiosi quotidiani come Mirella Serri o Marina Addis Saba.
Trecento storie sono tante. Messe in fila - e non sgocciolate giorno per giorno in qualche pagina di cronaca, spesso locale - formano una massa imponente, che non può passare inosservata, suscitando semplici commenti di disapprovazione. Queste trecento storie di donne - si badi, un semplice campione, la punta di un iceberg, avverte l'introduzione - ci mettono di colpo davanti agli occhi un impressionante fenomeno sociale del nostro tempo, per il quale l'aggettivo "inquietante" non basta più. Ci vuole anche un giudizio di valore, come "mostruoso", "spregevole". Esso deve farci riflettere - e provocare risposte efficaci - non meno di grandi e drammatici temi sociali come la fame nel mondo, la pena di morte, i diritti civili, la tortura.
L'introduzione fornisce terrificanti cifre Istat. Nel 2006 sono 112 le donne uccise da un marito, un fidanzato o un "ex", che quasi mai accetta di esserlo, anche se vive con un'altra donna (uno addirittura, teneva segregata la moglie mentre viveva con una nuova compagna). Nello stesso anno, il Ministero dell'Interno ha registrato 4500 denunce di donne a polizia e carabinieri per violenze, abusi, aggressioni. E da un' altra ricerca Istat elaborata in cinque anni su 25.000 donne tra il 16 e i 70 anni, risulta che il 91,6% degli stupri non viene denunciato. E si va al 96% quando le aggressioni sono non sessuali: molestie nei luoghi di lavoro, stalking (persecuzione ossessiva, che oggi può essere aiutata da computer e cellulari), violenza psicologica, specie nel matrimonio (ingiurie, umiliazioni, minacce).
Perché le donne non parlano? In primo luogo per paura. Poi, per difficoltà familiari e anche - incredibile ma vero - per non danneggiare il persecutore. Del resto, spesso (non sempre) anche quando denunciano, non fa differenza, grazie a un'omertà maschile così forte e profonda da sembrare "naturale". Anni fa fece rumore il film Processo per stupro, in cui la donna che accusava finiva per essere l'accusata: lei "provocava", "ci stava", "se l'è voluta" etc. Oggi questo avviene in misura minore. E ci sono ottime leggi ottenute dal femminismo. Ma l'inconscio è lontano dalle leggi. Così le denunce si accumulano una sull'altra negli uffici di polizia. La casistica è infinita, ed è anche uno specchio dell'Italia di oggi, sospesa fra tecnologia in continuo rinnovamento, leggi recenti e un inconscio collettivo arcaico. Ci sono figli che ammazzano la madre, educati come sono alla scuola della violenza paterna. C'è un impiegato di banca sposato con prole che, conosciuta e corteggiata chattando (!) un'adolescente di un'altra città, prende un giorno di ferie e, come dice il titolo di un famoso film, Va, (la stupra) l'ammazza e ritorna. C'è un prete stupratore "seriale": padre Fedele, al secolo Francesco Bisceglie, 69 anni, fondatore di una "Oasi di accoglienza francescana" in provincia di Cosenza, impegnato anche in missioni in Africa. Una suora lo accusa di averla violentata da sola e in gruppo, e una serie di intercettazioni le dà ragione (ecco a cosa servono!). Il frate violenta anche le collaboratrici volontarie e si fa spesso riprendere con belle giovani poco vestite, che afferma di aver "convertito". A lungo riempie le cronache dei giornali. Infine, il 23 gennaio 2006, finisce in galera.
Tante storie di donne-vittime ma anche di uomini-carnefici - molti dei quali esaltati, malati o disperati, poi finiscono per suicidarsi - ci parlano di una inquietante psiche maschile collettivamente malata. Forse dal femminismo molti uomini italiani, ricchi o poveri, colti e meno colti, hanno avuto uno choc paralizzante. Così, invece di ascoltarne le ragioni e provare ad adeguarvisi, si sono limitati a sentirsi vittime assetate di vendetta. Spossessati di un potere assoluto - quello sulla donna - che sentivano appartenergli per diritto di nascita, non hanno avuto la forza o la capacità di accettare la nuova realtà dei rapporti umani.

Dario Olivero su: la Repubblica.it (19/06/2008)

In Italia, secondo l'Istat, nel 2007 (ultimo dato disponibile) le donne vittime di violenza sono state un milione e 150 mila. Torino, secondo l'Istat, ha poco più di 900 mila abitanti. Se dovessimo mettere tutte queste donne insieme, una grande città del nord non basterebbe a dare loro un tetto.
Delle violenze subite, dalla molestia all'omicidio passando per le botte e lo stupro, sui giornali finisce più o meno il sei per cento, con punte più alte nei tg della sera, quando il clima politico diventa più caldo sui problemi della sicurezza. Oltre il 90 per cento delle violenze non vengono denunciate. Perché avvengono in casa da parte di familiari. Nel 2006, 112 donne sono state ammazzate da un marito, un ex, un compagno.
"Mattanza sotto traccia" è l'espressione che usano le autrici del libro Amorosi assassini. Tredici tra giornaliste e scrittrici, da Lia Levi a Dacia Maraini, da Francesca Santin a Chiara Valentini, raccontano storie vere di donne finite male, picchiate, violentate o uccise per avere detto un "no" agli uomini. Non importa quale sia il tipo di no, per i loro carnefici è comunque intollerabile ogni tipo di autodeterminazione della vittima. Così come non importa quale sia il contesto sociale in cui questo avviene, ci sono esempi di colti e benestanti carnefici. E non importa nemmeno il luogo geografico, da nord a sud le donne vivono la stessa solitudine prima e dopo.
È un libro che parla di donne, ma ciò che esce alla fine sono gli uomini. Sempre più neri.

L. q. su: L’Espresso (26/06/2008)

Mancano i presupposti di necessità e urgenza, aveva sostenuto la settimana scorsa il governo per giustificare il mancato inserimento nel pacchetto sulla sicurezza dei reati di violenza in famiglia e di stalking, come chiedeva l'opposizione.
La miglior smentita arriva da uno sconvolgente libro collettivo, Amorosi assassini. Storia di violenza sulle donne, in uscita da Laterza. Le autrici, con Dacia Maraini altre dodici note scrittrici e giornaliste, hanno ripercorso l'anno 2006 per costruire giorno dopo giorno un drammatico calendario di omicidi, stupri e maltrattamenti di cui sono state vittime le italiane. Hanno poi puntato l'obiettivo su tredici storie che sono altrettanti atti d'accusa a un sistema incapace di proteggere la sicurezza e la dignità delle donne in una società sempre più confusa e violenta. Con leggi e strumenti di protezione adeguati, almeno una parte di queste protagoniste non avrebbe perso la vita.

su: Donna moderna (25/06/2008)

Esce il libro-denuncia Amorosi assassini. Storia di violenza sulle donne (Laterza). Raccoglie trecento casi di cronaca del 2006, ordinati cronologicamente: un elenco impressionante di molestie, abusi e omicidi, raccontati da tredici scrittrici, tra cui Dacia Maraini e Chiara Valentini.

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