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Sui benefici

Sui benefici
Sui benefici
a cura di M. Menghi
- disponibile anche in ebook - disponibile in streaming su
Edizione: 2008
Collana: Biblioteca Filosofica Laterza
ISBN: 9788842084730
Argomenti: Classici della filosofia antica e medievale
  • Pagine: 262
  • Prezzo: 28,00 Euro
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In breve

Scritto a partire dal momento del ritiro di Seneca dalla politica nel 62 d.C., il lungo dialogo De beneficiis in sette libri è un trattato sul rapporto tra il dare e il ricevere e, contestualmente, sul ‘criterio’ che deve regolare il comportamento e le relazioni tra gli uomini organizzati in società. Seneca lo individua nella voluntas o animus dandi beneficia, ossia nella ‘volontà’ o ‘intenzione’ di beneficare i propri simili. In questo concetto del dare beneficia dove la ‘volontà’ sostanzia e dirige la conoscenza, il filosofo vede il motore di una società, quella imperiale, che egli ha voluto rifondare sul piano etico e politico quand’era precettore e poi ministro di Nerone, e di cui ora intende tramandare, quasi si trattasse di un suo personale beneficio alla posterità, i principi ispiratori. La traduzione italiana è stata condotta da Martino Menghi sul testo critico messo a punto da François Préchac per la “Coll. Budé” (Les Belles Lettres, Paris 2003).

Indice

Introduzione di Martino Menghi - Cronologia della vita e delle opere - SUI BENEFICI: Libro I - Libro II - Libro III - Libro IV - Libro V - Libro VI - Libro VII - Indice dei nomi

Leggi un brano


1. 1. Tra i molti e vari errori di quanti vivono in modo dissennato e inconsulto vi sono questi due, o ottimo Liberale, che quasi non saprei come distinguere: non siamo in grado né di dare né di ricevere benefici. Si aggiunge poi che mal collocando i benefici essi siano mal ricambiati. Ci lamentiamo fuori tempo di quelli non restituiti, poiché essi hanno cessato di esistere nel momento stesso in cui li davamo. 2. E non stupisce che tra i vizi più comuni e maggiori nessuno sia più frequente di un animo ingrato. Questo fatto, vedo, dipende da molte ragioni.

La prima, è che non scegliamo persone degne di essere beneficate. Quando infatti ci accingiamo a prestare del denaro indaghiamo con cura sul patrimonio e la vita del debitore, non seminiamo insomma in un terreno spossato e quindi sterile: i benefici, invece, più che darli li buttiamo lì a caso.

3. Né saprei dire se è più vergognoso negare un beneficio o chiederne il contraccambio, perché il beneficio appartiene a quel genere di crediti di cui dobbiamo recuperare solo quello che viene restituito spontaneamente; quanto poi a dichiarare bancarotta, è una cosa veramente ignobile, poiché per liberarci di quest’obbligo non abbiamo bisogno di mezzi ma di una certa disposizione d’animo: ricambia il beneficio, infatti, chi si sente di essere in debito. 4. Ma se sono colpevoli quelle persone che non mostrano alcuna riconoscenza neppure con la semplice ammissione di essere in debito, colpevoli lo siamo anche noi. Perché, se è vero che troviamo molte persone ingrate, ne rendiamo tali un numero ancora maggiore: infatti, o siamo veramente insopportabili nel rinfacciare i nostri benefici e nell’esigerne il contraccambio, o volubili e subito pronti a pentirci del nostro dono, o infine ci lamentiamo e condanniamo il minimo tentennamento; avveleniamo insomma ogni senso di riconoscenza non solo dopo che abbiamo fatto un beneficio, ma anche mentre lo facciamo.

5. A chi di noi è bastato essere oggetto di una richiesta garbata o fatta una sola volta? Chi, al minimo sospetto che gli venisse richiesta qualcosa, non ha corrugato la fronte, non ha voltato la faccia da un’altra parte, non ha finto di essere occupato, non ha reso impossibile l’occasione stessa della richiesta con discorsi protratti apposta all’infinito, e in vari modi non ha eluso una pressante necessità? 6. Se poi è stato messo alle strette, ha rimandato, ossia ha negato con garbo, o ha promesso, ma con fatica, aggrottando le ciglia, con parole fredde e pronunciate a stento. 7. Ora, nessuno si sente volentieri in debito di ciò che non ha ricevuto, ma è solo riuscito a estorcere. Può forse qualcuno essere riconoscente nei confronti di chi ha concesso un beneficio con superbia, o l’ha buttato lì con rabbia, o stanco l’ha dato perché cessasse quel tormento? Sbaglia chi crede che gli verrà riconosciuto qualcosa da parte di chi ha sfinito col continuo rimandare, fiaccato con l’attesa. 8. Il beneficio deve essere riconosciuto con lo stesso animo con cui viene dato, e perciò non deve essere dato malamente: ciascuno infatti deve a se stesso ciò che ha ricevuto da chi donava senza rendersene conto. Ma un beneficio non deve essere fatto neppure troppo tardi: infatti, siccome in ogni favore viene considerata soprattutto la volontà di chi lo fa, chi l’ha fatto tardi, significa che per molto tempo non ha voluto farlo; e soprattutto, bisogna donare senza umiliare: in effetti, poiché la natura ha fatto in modo che le ingiurie scendano più in profondità delle buone azioni, che queste ultime svaniscano in fretta, mentre una memoria tenace non abbandona quelle, che cosa mai si aspetta chi umilia nel momento stesso in cui crea un obbligo? Nei confronti di una persona del genere si è già abbastanza grati, se gli si perdona il beneficio ricevuto.

Commenti  

 
0 # 11-05-2012 12:05
Come mi piacerebbe averlo!
 
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