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La scoperta dell'ombra

La scoperta dell'ombra
La scoperta dell'ombra
Da Platone a Galileo la storia di un enigma che ha affascinato le grandi menti dell'umanità
con ill.
Edizione: 2008
Collana: i Robinson / Letture
ISBN: 9788842081500
Argomenti: Filosofia contemporanea: storia e saggi, Scienze: storia e saggi
  • Pagine: 314
  • Prezzo: 18,00 Euro
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In breve

Un libro pieno di cose da investigare e scoprire.

“The New York Times”

La scoperta dell'ombra è un evento.

“Le Monde”

Un libro non comune, che aiuta il lettore di oggi – disturbato dal sovraccarico culturale – a ritrovare una via per riflettere.

Armando Torno, “Corriere della Sera”

Uno straordinario libro di divulgazione.

Armando Massarenti, “Il Sole 24 Ore”

Come un palombaro, Casati si è calato nelle tenebrose profondità di ciò che per esserci, per essere percepibile, deve annunciare un’assenza. Un paradosso che ci intriga da secoli.

Franco Prattico, “la Repubblica”

Una storia luminosa dell'ombra. Roberto Casati conduce il lettore attraverso un sorprendente giro del mondo dove si intrecciano credenza ed esperienza, magia e scoperta, scienza pura e scienza umana.

“Libération”

Tradotto in sette lingue, insignito del Premio Fiesole, Premio Castiglioncello, Premio Science Se Livre, La scoperta dell'ombra è stato salutato dalla stampa italiana e internazionale come un nuovo modo di fare divulgazione scientifica.

«Le ombre sono misteriose e inquietanti, e al tempo stesso sono un ausilio prezioso alla conoscenza. Questo libro vi mostrerà che l'ombra non è affatto una cattiva compagna di viaggio, sebbene a prima vista non ispiri molta fiducia. Ho scelto di raccontare una storia che descrive il dialogo ininterrotto che i terrestri hanno da millenni con il cielo. Mi sono stupito nel vedere quanti personaggi, noti e meno noti, da Eratostene a Galileo, dagli astronomi arabi ai matematici moderni, dai pittori greci a Leonardo, hanno fatto dell’ombra un’amica della conoscenza. Mi sono stupito nell’osservare come un concetto a prima vista senza grandi ambizioni potesse venir sfruttato in maniera tanto astuta. Le ombre sono meraviglie della mente. Si pensa di poter dire tutto quel che le riguarda in poche righe, ma a scrutarle attentamente, guardando dritto nel loro cuore di tenebra, si rivelano infinitamente complesse.»

Indice

Nota dell'Autore - 1. In principio era l'ombra - Parte prima - Nel cuore dell'ombra - 2. Ombre antiche e moderne - 3. Mercanti d'ombra - 4. L'ombra nella mente - 5. L'ombra del dubbio - Parte seconda - Ombre nel cielo - 6. Effetti speciali - 7. Eclissi, coni d'ombra e piramidi - 8. Il furto della meridiana - 9. All'ombra del minareto - 10. Il tempo fugge dal buco nell'ombra - Parte terza - Il secolo dell'ombra - 11. Guerre d'ombra - 12. Venere imita l'ombra di Diana - 13. Forse Saturno ha divorato i propri figli - 14. La velocità dell'ombra - Parte quarta - Visioni d'ombra - 15. La linea d'ombra e i raggi ombrosi - 16. Le trame dell'ombra - 17. Lezioni di tenebra - 18. Le memorie dell'oltretomba - Finale - La scoperta dell'ombra - Notizie sull'ombra - I nomi dell'ombra - Principali scoperte e misure scientifiche che riguardano le ombre o di cui le ombre sono state lo strumento - Postilla 2008 - Le nuove scoperte dell'ombra - Letture - Ringraziamenti - Fonti e referenze delle illustrazioni - Indice dei nomi

Leggi un brano


Se la luce è lo strumento della visione, l'ombra sarà il suo grande antagonista. Ci si nasconde nell'ombra perché nell'oscurità lo sguardo non penetra. Ma è anche vero che la vista non può fare a meno dell'ombra: l'informazione contenuta nell'ombra è un ausilio fondamentale per la visione. L'evoluzione ha tenuto conto di un mondo pieno di ombre e ha selezionato i sistemi biologici adattandoli alle differenze di oscurità. Perché molte specie animali hanno il ventre più chiaro del dorso? Perché la luce proviene soprattutto dall'alto: la macchia chiara sul ventre contrasta l'inevitabile formazione dell'ombra. In questo modo gli animali perdono di rilievo e sono meno facili da individuare. L'evoluzione ha qui scommesso sul fatto che i sistemi visivi dei predatori fossero a caccia di ombre.

Le cose sarebbero potute andare diversamente. Bisognerebbe riscrivere la fisica, ma concedetemi l'ipotesi. Tutti gli oggetti dell'universo avrebbero potuto essere debolmente fosforescenti. La poca luce che emanerebbero potrebbe tracciare solo ombre leggerissime. Queste però finirebbero col cadere su superfici fosforescenti e verrebbero cancellate. In tale universo l'evoluzione non avrebbe motivo di creare occhi attenti alle ombre, come ha invece fatto nel nostro mondo. La nostra visione è talmente stregata dal chiaroscuro che se ci trovassimo di colpo in un mondo senz'ombra ci sembrerebbe tutto senza spessore, senza sostanza.

Altro esempio immaginario di un mondo senza ombre visibili. Se gli occhi fossero dotati di lampade non potremmo vedere le ombre che proiettano; l'ombra verrebbe sempre nascosta dall'oggetto che fa ombra. Il sole ha un'immagine immacolata del mondo perché «non ha mai visto l'ombra», scrive Goethe nel Faust.Sarà anche immacolata, ma è sicuramente piatta. Sono piatte le stanze e i volti che si vedono nelle foto scattate con il flash. Sono piatti senza contesto gli oggetti nelle immagini da cui cancelliamo le ombre.Vale anche l'opposto: cancellare le luci elimina il rilievo. In quello che forse è il primo esperimento di scienze cognitive mai concepito, Galileo Galilei (1564-1642) propone di annerire le parti non in ombra di una statua, in modo da eliminare il chiaroscuro. La sua ipotesi è che la scultura apparirà senza rilievo, piatta. Galileo vorrebbe dimostrare la superiorità della pittura sulla scultura. In termini moderni, l'esperimento mostra che non basta avere un bel volume per sembrare un oggetto che ha un bel volume: bisogna anche fare l'impressione giusta. Truccarsi serve anche a questo: aumentando l'oscurità di una parte leggermente in ombra, si dà al volto l’impressione di una maggiore profondità.

Ma che cosa dire invece di un mondo come quello che fa paura a Platone, un mondo in cui la percezione dipende esclusivamente dalle ombre? Lo sappiamo, almeno in parte. Nel 1953 gli psicologi Hans Wallach e D.N. O'Connell eseguono per davvero una variante dell'esperimento della caverna. Prendono dapprima un segmento di filo di ferro e lo piegano in modo irregolare. Poi lo nascondono dietro uno schermo e lasciano che una lampada proietti l'ombra del filo. Tutto quello che un osservatore vede è l'ombra sullo schermo del filo ritorto. Se il filo sta fermo, l’osservatore ha l'impressione di vedere una macchia nera filiforme, come un disegno. Ora il filo è in realtà montato sul piatto di un giradischi. Non appena il piatto comincia a girare cambia la proiezione dell'ombra sullo schermo. Come nella caverna di Platone, tutto quello che un osservatore vede è la danza delle ombre, un rincorrersi di figure bidimensionali. Eppure non si vede affatto una macchia nera che si deforma distendendosi e accorciandosi: si ha l'impressione netta di un filo di ferro tridimensionale che gira nello spazio. Il cervello lavora febbrilmente per estrarre strutture solide da una realtà mutevole di prospettive cangianti. Si dirà che c'è una differenza rispetto ai prigionieri della caverna. Gli osservatori di Wallach e O'Connell non sono stati tenuti in catene e obbligati a guardare solo ombre fin dalla più tenera età. Il loro cervello potrebbe aver imparato a vedere le cose tridimensionali, mentre quello dei prigionieri di Platone potrebbe aver risentito degli effetti della strana educazione nella caverna. Ma è anche vero che per innumerevoli generazioni i cervelli dei nostri antenati sono stati immersi in un mondo di oggetti tridimensionali rigidi e ci hanno lasciato in eredità una propensione a vedere cose solide. Questa propensione scatta al minimo pretesto e fa vedere oggetti anche là dove ci sono soltanto ombre. In un mondo tutto ombre i nostri cervelli potrebbero cavarsela meglio di quanto non sospetti Platone.

Certo, oggi si sanno più cose sulla percezione di quante se ne conoscessero nella Grecia antica (anche se l’esperimento di Wallach e O'Connell richiede un'attrezzatura tanto modesta da poter essere realizzato nel quinto secolo avanti Cristo: basta pensare a un tornio al posto del giradischi). Si dirà che siamo ingiusti verso Platone?

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