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Semplicità insormontabili

Semplicità insormontabili
Semplicità insormontabili
39 storie filosofiche
- disponibile anche in ebook
Edizione: 2006
Collana: Economica Laterza [389]
ISBN: 9788842079651
Argomenti: Filosofia contemporanea: storia e saggi
  • Pagine: 198
  • Prezzo: 7,50 Euro
  • Acquista

In breve

Una gioia dell’intelligenza. Piero Bianucci, “La Stampa”

Un viaggio in ‘mondi rovesciati’ capaci di illuminare la realtà che ci è familiare. Armando Massarenti, “Il Sole 24 Ore”

Un’acuta disamina dei problemi più attuali della filosofia. Edoardo Boncinelli, “Corriere della Sera”

Le storie di Casati e Varzi ci aiutano a vedere che la metafisica si nasconde nei dettagli e non in qualche mondo iperuranio. Maurizio Ferraris, “il manifesto”

Roberto Casati e Achille Varzi sono collezionisti di quei punti in cui il mondo pare mostrare il suo rovescio. Stefano Bartezzaghi, “Il Venerdì di Repubblica”

Recensioni

Armando Massarenti su: Il Sole - 24 ore (29/08/2010)

Che cosa ci siamo persi! A New York, durante tutto il mese di agosto, hanno messo in scena (adattate e dirette da Natalie Glick) sei delle 39 storie, per lo più in forma di dialogo, che compongono un piccolo, preziosissimo libro, «Semplicità insormontabili», di Roberto Casati e Achille Varzi (Laterza). Sono testi che, oltre a introdurre buona parte dei temi del dibattito filosofico attuale, sembrano fatti apposta per il teatro. A me era venuto da evocare, recensendo il volume, lo spirito esilarante del vecchio Carletto Manzoni, soprattutto pensando all’irresistibile Ficcanaso che spesso e volentieri si intromette nei dialoghi dei personaggi principali. Ma la scelta teatrale sembra aver prediletto testi che rimandano ai temi più seri. Come il notevole «Stanza 88», che racconta l’incubo di un uomo che non sa più liberarsi di uno specchio che ripete tutto ciò che fa. Oppure il tema della coscienza, cui è dedicato il primo degli episodi proposti: «Sonnifero Zombie Spa». Un signore che in aereo ha appena attaccato bottone con una signora quando la vede estrarre dalla borsetta una boccetta di pillole «“Sonnifero Zombie”. Sembra potente. Mi sa che la nostra conversazione si ferma qui... La sveglio quando atterriamo?». «No, non si preoccupi - replica la signora - Questo sonnifero toglie la coscienza ma lascia intatte tutte le altre funzioni intellettuali e fisiche: potrò parlare con lei, guardare il film, compilare i moduli per l’ufficio immigrazione. È un buon modo per sopportare l’aereo senza far la figura di un sacco di patate». E lui: «Che cosa vuol dire? Se perde coscienza non si addormenta forse profondamente?».

«Questo è quello che succede dal mio punto di vista – risponde lei –. La pastiglia fa il suo effetto, blackout completo, e la luce ritorna quando finisce l’effetto. Ma dal suo punto di vista non cambia nulla. Io continuo a parlarle, a risponderle in modo sensato, persino a farle domande, e lei non si accorge nemmeno della differenza». E via dicendo. Fino a scoprire che le «creature immaginarie che si comportano a tutti gli effetti come delle persone pur essendo prive della luce della coscienza» non sono solo gli zombie che troviamo al cinema ma anche quelli che animano oggi un acceso dibattito filosofico. Certo è un peccato non aver visto lo spettacolo newyorkese. Chissà se ha riprodotto quel mix di profondità e leggerezza, di tragedia e di divertimento, che io immagino dovrebbe caratterizzare uno spettacolo su Semplicità insormontabili. Ma se ne scrivo è solo perché spero che anche qualche valente regista italiano, leggendo queste righe, si informi e si cimenti nell’opera.

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