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Ratzinger per non credenti

Ratzinger per non credenti
Ratzinger per non credenti
Edizione: 2007
Collana: Universale Laterza [881]
ISBN: 9788842083856
Argomenti: Attualità culturale e di costume
  • Pagine: 140
  • Prezzo: 10,00 Euro
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In breve

La finestra da cui il papa si affaccia in piazza San Pietro è diventata il segno di un’apertura del pontificato al mondo. Si apre a credenti e ‘non credenti’, una condizione indefinita da cui si può entrare o uscire a seconda della sensibilità, delle esperienze, degli stili di vita. È la sfida che papa Ratzinger deve raccogliere: come dialogare con il mondo?

Indice

Introduzione - Il non credente in noi - Da Ratisbona a Verona passando per Istanbul - Un nuovo rapporto tra fede e ragione - Autolegittimazione dottrinale - L’agenda del teologo - Il teologo e la sfida: come parlare della fede? - Difensore della morale - Bibliografia - Indice analitico

Leggi un brano

Quello del «non credente» è un concetto che ha subìto modifiche notevoli nel volgere di qualche decennio.Subito dopo il Concilio Vaticano II, venne istituito nella Curia romana un «segretariato per i non credenti», ovvero un apposito ufficio che aveva il compito di avviare rapporti di dialogo e di studio con l’Est europeo, dunque con i paesi a regime comunista.Con Paolo VI e con Giovanni Paolo II, fino al 1989, alla caduta del Muro di Berlino e poi dei regimi comunisti, il «segretariato» – poi diventato Pontificio consiglio – ha contribuito non poco a tenere alta la bandiera del dialogo culturale, cercando di salvaguardare, per quanto possibile, i diritti dei cattolici perseguitati e imprigionati, soprattutto vescovi e sacerdoti, per alleggerirne le condizioni di vita sotto i regimi comunisti.Con la fine del comunismo il concetto di «non credenti» ha subìto una modifica radicale. Nella visione tradizionale della Chiesa, il «non credente» era colui che non accettava la via di salvezza portata da Cristo, distinguendosi rispetto al «cristiano non cattolico», che riconosce la divinità di Gesù e la validità del suo messaggio ma respinge la Chiesa in quanto struttura istituzionale fondata da Cristo stesso. Negli ultimi venti anni la «non credenza» è diventata una condizione dell’Occidente, un modo di vivere come se Dio non esistesse. L’avanzare della secolarizzazione, il venire meno della cogenza dei valori religiosi nella vita quotidiana, le legislazioni che introducono divorzio, aborto, forme di famiglia diverse da quella fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna, i modelli di comportamento e gli stili di vita ispirati al consumismo e al benessere, hanno inferto duri colpi a un modello di società permeata dai valori del cattolicesimo.Dall’Illuminismo in poi, con rigurgiti costanti, soprattutto con un’accelerazione nella seconda metà del XX secolo, l’affermazione della laicità dello Stato è vista in contrapposizione con le proposte della Chiesa, che si riassumono nell’affermazione dell’esistenza e della preminenza della legge naturale: rispetto per la vita fin dal concepimento, no alla libertà di ricerca e sperimentazione in campo bioetico senza altro limite che quello imposto dalle conoscenze del momento, no alla libertà nei legami affettivi e nelle leggi della convivenza sociale. Chi invece sostiene i «sì», entra di diritto a far parte del vasto ambito dei non credenti.La posta in gioco, naturalmente, non è questione di etichette ma è ben più alta e coinvolge il tentativo in atto, per la Chiesa, di mettere i cattolici in particolare, e i cristiani in generale, a causa dei loro valori, fuori della cittadinanza, ampliando l’idea di non credenza fino a inglobare il relativismo etico. Nel preambolo della Costituzione europea non è presente un riferimento esplicito alle radici cristiane del Continente, segno palese e indubitabile che l’Europa non è più «credente» nel suo complesso, nonostante la presenza nel Parlamento europeo e nei parlamenti nazionali di deputati e gruppi che fanno riferimento alla fede.Fede che va confinata nell’ambito delle scelte personali e dunque private, fuori dall’agorà degli affari pubblici. La «non credenza» diventa una nozione in via di ampliamento. Come aveva compreso Giovanni Paolo II, i paesi un tempo cattolici diventano terre in cui esercitare una «nuova evangelizzazione» perché si è dimenticata la radice e matrice originaria da cui si è sviluppata la cultura occidentale. «Non credenza» diventa una nozione che indica lo stato di vita normale della Chiesa: si trova minoranza in contesti sociali e culturali dove fino a trenta anni prima era maggioranza.Anche là dove i battezzati costituiscono una percentuale rilevante, maggioritaria, come in Italia, si tratta di un dato soltanto statistico, legato all’abitudine, alla norma sociale, non indica adesione convinta di fede se non in una minoranza di casi.La descrizione non è ancora completa. Possiamo attingere a un elemento della cronaca recente, ricordando al lettore i milioni di persone che hanno sfilato davanti alla salma di Giovanni Paolo II esposta nella Basilica Vaticana nei giorni immediatamente precedenti i funerali e l’altra folla, quella calcolata in 1,5 milioni di persone che hanno assistito alle esequie.Erano tutti credenti? In che misura? Quel gran numero di persone ha evidenziato un aspetto differente del fenomeno di cui ci stiamo occupando.Si trattava di uomini e donne attirati dalla figura del papa scomparso e nel suo modo di porsi vedevano un riferimento per la loro vita; era un uomo, sacerdote e vescovo, capace di parlare a una platea vasta, magari non del tutto in accordo con lui, una platea che sentiva e percepiva il fascino della religione, il richiamo della fede come un punto di riferimento soprattutto in un’epoca in cui le istituzioni politiche e sociali, in Occidente, perdono la capacità di appassionare e mobilitare le coscienze. Individui catturati dalla personalità di un uomo come Giovanni Paolo II, pur non dicendosi cristiani in maniera piena e convinta. Ovvero persone in grado di definirsi cristiane sulla scia del papa e critici o tiepidi verso la Chiesa come istituzione. Tutti comunque lì a sfilare, insieme ai sacerdoti, alle suore, ai fedeli propriamente detti.Il concetto di «non credenti» è cambiato sotto i nostri occhi. Non è più condizione statica che appartiene al partito trasversale di filosofi, scienziati, persone di cultura che criticano in diverso modo la Chiesa e la religione – indifferenti, agnostici, atei convinti che dir si voglia. Bensì stato «liquido» da cui si può entrare o uscire o esserci un poco dentro e allo stesso tempo un poco fuori a seconda delle sensibilità, delle esperienze, degli stili di vita. A Milano, fin dagli anni Ottanta, l’allora arcivescovo della città, il cardinale gesuita Carlo Maria Martini, «inventò» un’iniziativa denominata «Cattedra dei non credenti». In concreto, una serie di incontri per avviare il dialogo tra chi dichiaratamente affermava di credere e quanti sostenevano il contrario. La motivazione avanzata dall’arcivescovo indica bene la mobilità del concetto di cui ci occupiamo: «Io ritengo che ciascuno di noi abbia in sé un non credente e un credente che si parlano dentro, che si interrogano a vicenda, che rimandano continuamente domande pungenti l’uno all’altro.Il non credente che è in me inquieta il credente che è in me e viceversa. È importante l’appropriazione di questo dialogo interiore, poiché permette a ciascuno di crescere nella coscienza di sé. La chiarezza e la sincerità di tale dialogo si pongono come sintomo di raggiunta maturità umana».Per la Chiesa, allora, la sfida è di intercettare il «non credente» dentro ognuno di noi. Chi può rispondere alla sfida?[...]Che cosa ha da dire Ratzinger, teologo e papa, ai «non credenti» di oggi? Che idea ha del dialogo? In che modo declina il rapporto tra fede e ragione in un contesto storico, sociale e culturale che ha sfumato i confini e vede i «tradizionali» non credenti valutare le affermazioni del magistero papale con attenzione, anche critica, ma non preconcetta?Iniziamo il nostro viaggio da quest’ultima domanda.

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