Password dimenticata?

Registrazione

Home > Notizie

Franco Bernabè: Libertà vigilata. Privacy, sicurezza e mercato nella rete - Introduzione

Franco Bernabè: Libertà vigilata

Rete: a rischio la riservatezza della sfera personale
L'allarme di Franco Bernabè

Libertà vigilata

«Grandi vantaggi e grandi opportunità grazie alla rete - scrive Bernabè in Libertà vigilata. Privacy, sicurezza e mercato nella rete -.  Tuttavia, le nuove opportunità portano con sé anche nuovi rischi, impensabili fino a poco tempo fa. La riservatezza e la sicurezza delle informazioni possono incidere in maniera significativa sui meccanismi di funzionamento delle società democratiche e pertanto le ripercussioni di potenziali negligenze vanno ben oltre le problematiche specifiche del settore delle comunicazioni. La salvaguardia della riservatezza della sfera personale rappresenta infatti solo uno degli aspetti in gioco: la posta è molto più alta, ed è la libertà individuale».


“Ogni due giorni generiamo una quantità di informazioni pari a quella creata dall’inizio della civiltà a oggi”. Con queste parole Eric Schmidt, Chief Executive Officer di Google, definisce la società dell’informazione in cui viviamo. Al di là della accuratezza di questa affermazione, che alcuni ritengono non precisa per un ordine di grandezza, viviamo in una società in cui la maggior parte dei processi e delle transazioni si svolgono attraverso lo scambio di bit che vengono registrati, conservati ed elaborati. Non solo: l’elaborazione delle informazioni in formato digitale si autoalimenta determinando un aumento esponenziale della produzione e dell’utilizzo dei dati. Il risultato? Nei prossimi anni basterà un solo giorno – non più due – per generare più informazioni di quante ne siano state create nel corso della storia.

Siamo di fronte a un processo che non sembra destinato ad arrestarsi. In questo campo le trasformazioni sono continue, radicali e sotto gli occhi di tutti. Se nel passato gran parte delle informazioni veniva prodotta e gestita da organizzazioni specifiche e con scopi predefiniti, oggi una quantità significativa di esse viene generata dai singoli individui, non è necessariamente finalizzata ad un uso particolare, non è accessibile solo a gruppi ristretti, bensì resa potenzialmente disponibile a un numero molto elevato di persone.

Ancora: fino a tempi non lontani la raccolta di informazioni personali era estremamente costosa e veniva circoscritta ad eventi rilevanti sul piano sociale (ad esempio la nascita, la morte, il matrimonio, i trasferimenti di proprietà) oppure a personaggi illustri della storia dell’umanità. Oggi la produzione, la memorizzazione e l’utilizzo dell’informazione non hanno praticamente costi, in quanto generati in modo automatico da una moltitudine di sistemi. La disponibilità di informazioni personali su un numero amplissimo di individui è dunque diventata un elemento imprescindibile della nostra vita quotidiana.

Qualche esempio:

  • Wal-Mart, gigante americano della vendita al dettaglio, gestisce più di un milione di transazioni all’ora con i propri clienti, alimentando le sue banche dati a un ritmo di 2,5 petabytes all’anno (ovvero 2,5 milioni di miliardi di bytes) – l’equivalente di 167 volte i libri dell’americana Library of Congress;
  • il sito di Google è visitato circa 2,5 miliardi di volte al giorno da 500 milioni di visitatori unici mensili (dati a giugno 2011): tutte le azioni digitali degli utenti (siti visitati, parole chiave cercate, data, orario, durata della navigazione, ecc.) sono registrate e catalogate;
  • il social network Facebook ha recentemente dichiarato di aver superato 1 miliardo di utenti attivi: in otto anni di attività Facebook ha archiviato nei propri database oltre 1,1 miliardi di informazioni su gusti e comportamenti degli utenti (attraverso il servizio Mi piace) e 219 miliardi di foto attualmente on-line.

Non v’è dubbio che la “società dell’informazione” – dove evidentemente per informazione si intende la quantità di dati disponibili – rappresenta sempre di più una realtà concreta e tangibile.

La disponibilità di una mole così imponente di dati si presta ad un’infinità di utilizzi in molti ambiti (aziendale, sociale, economico e perfino politico) e in molti settori (commercio, trasporti, turismo, sicurezza, tessile, farmaceutico, sanitario).

Ancora un esempio: grazie alla possibilità di analizzare ed elaborare i dati contenuti nelle cartelle cliniche pluriennali relative a milioni di pazienti statunitensi, i ricercatori della Stanford University hanno scoperto che l’assunzione simultanea del Paxil (un antidepressivo) e del Pravachol (un medicinale per abbassare il colesterolo) può provocare un aumento del glucosio nel sangue. Considerando che è praticamente impossibile effettuare test clinici specifici per ognuna delle possibili combinazioni di due o più farmaci esistenti in commercio, l’elaborazione dei dati contenuti nelle cartelle cliniche rappresenta uno strumento innovativo ed efficace – peraltro relativamente economico – per effettuare questo tipo di ricerche.

Non è eccessivo affermare che le informazioni, oltre ad accompagnare e migliorare gli scambi economici e le transazioni tradizionali, diventano un fattore di produzione al pari della terra, del capitale e del lavoro.

La principale forza trainante della crescita delle informazioni disponibili è Internet. La rete non solo ha permesso di condividere con altri soggetti informazioni detenute localmente, ma ha anche dato vita alla virtualizzazione di una serie di azioni compiute dai singoli individui che, proprio in quanto compiute attraverso la rete, possono essere rilevate, registrate e archiviate. Basti pensare alle informazioni potenzialmente associabili alla lettura dell’articolo di un giornale, quali ora, giorno, mese della lettura, testata, tempo impiegato nella lettura, luogo della lettura, identità del lettore: sono tutte informazioni che nel mondo reale si perdono, mentre nel mondo on-line possono essere rilevate, registrate, e rese consultabili e utilizzabili. Prossimamente saranno disponibili strumenti in grado di rilevare perfino gli effetti prodotti su una singola persona dalla lettura di certi testi o dalla visione di certe immagini e, naturalmente, memorizzarli, associarli, interpretarli e renderli disponibili.

Queste enormi quantità di dati generano valore economico se utilizzate a fini commerciali, ma servono anche a risolvere problemi complessi e a migliorare e semplificare la vita quotidiana di ciascuno di noi. Si pensi, ad esempio, al servizio Bing Travel (precedentemente Live Search Farecast o Farecast.com), parte del motore di ricerca Bing di Microsoft: grazie all’analisi di 225 miliardi di prezzi di biglietti aerei è in grado di suggerire ai propri clienti il momento più adatto per acquistare il volo desiderato al prezzo più conveniente. Le informazioni veicolate attraverso Internet sono oggi utilizzate anche come sensori “sociali” capaci di sondare gli umori collettivi di gruppi di individui accomunati dal fatto di risiedere nella stessa area geografica, di appartenere alla stessa parte politica o alla stessa categoria sociale. Si stanno sviluppando, cioè, sia applicazioni in grado di rappresentare l’umore di un certo gruppo di persone (ad esempio attraverso le tante App che ricadono nella tipologia Mood tracker), sia applicazioni che eseguono il processo inverso, ossia che aggregano e determinano l’appartenenza a un certo gruppo sulla base dell’umore dichiarato. Insomma, una crescita esponenziale delle informazioni che è destinata a generare nuove coscienze e conoscenze individuali e collettive.

Ci attende dunque una fase di progresso economico e sociale basata sulle informazioni e sui dati? Sembrerebbe di sì, anche a guardare il ruolo politico e sociale giocato da Internet come strumento di informazione più libera e meno soggetta a censure nei paesi con regimi politici di tipo autoritario – in alcuni casi addirittura come mezzo per il superamento di tali regimi, come dimostrano i recenti avvenimenti in Nordafrica. L’influenza di Internet, la velocità e l’immediatezza con cui l’informazione si diffonde in rete rappresentano sicuramente uno dei fattori che ha dato maggiore impulso e forza alla cosiddetta Primavera araba, ossia le recenti insurrezioni in Tunisia, Egitto, Libia, Marocco, Giordania, Siria ecc. La rete è stata in grado di innescare un effetto domino inarrestabile: la possibilità di trasmettere grazie a semplici telefoni cellulari immagini e filmati di quel che realmente stava accadendo si è rivelata un’arma di propaganda estremamente efficace. In particolare, i social network (Facebook, Twitter e YouTube più di altri) hanno consentito alle popolazioni di coordinarsi, organizzarsi e trarre forza e determinazione da quello che avveniva in altri paesi. Grazie a reportage inediti, Internet ha permesso di comunicare e raccogliere direttamente dal campo di battaglia ciò che stava avvenendo e come stava avvenendo: in pratica ha permesso di svolgere un’attività che i regimi al potere erano sempre riusciti a reprimere sui canali d’informazione tradizionali.

Certo, definire i moti della Primavera araba “Twitter Revolution” o “Facebook Revolution” è probabilmente eccessivo: qualunque moto rivoluzionario origina in un singolo paese e poi si diffonde progressivamente ai paesi limitrofi. Un “effetto contagio” è sempre esistito. È però sicuramente vero che Internet ha reso il processo di “contaminazione” molto più rapido, potente, efficace e immediato.

Grandi vantaggi e grandi opportunità grazie alla rete, dunque. Tuttavia, le nuove opportunità a cui abbiamo fatto cenno portano con sé anche nuovi rischi, impensabili fino a poco tempo fa. Su tre elementi in particolare occorre vigilare costantemente, per evitare che i costi derivanti dall’utilizzo dell’informazione risultino superiori ai benefici:

  • la parità delle condizioni di accesso ai dati;
  • la protezione della privacy e del diritto alla riservatezza;
  • la garanzia di adeguati livelli di sicurezza degli individui, delle imprese, delle amministrazioni pubbliche.

Questi tre elementi sono strettamente correlati e incidono su questioni di non poco conto: innanzitutto la disponibilità e l’uso delle informazioni si legano ad aspetti di mercato (poter disporre dei dati sui consumatori al fine di elaborare strategie di mercato vincenti diventa un fattore di competizione rilevante).

Inoltre la riservatezza e la sicurezza delle informazioni possono incidere in maniera significativa sui meccanismi di funzionamento delle società democratiche e pertanto le ripercussioni di potenziali negligenze vanno ben oltre le problematiche specifiche del settore delle comunicazioni. La salvaguardia della riservatezza della sfera personale rappresenta infatti solo uno degli aspetti in gioco: la posta è molto più alta, ed è la libertà individuale.

Nei capitoli che seguono ricostruiremo alcune delle tappe che hanno portato dalla nascita di Internet all’affermazione dei grandi operatori del web sia sul piano economico sia sul piano sociale. Vedremo come i meccanismi che ne hanno decretato il successo siano intrinsecamente legati all’utilizzo delle informazioni sul comportamento degli utenti, con problemi ancora tutti da risolvere per quanto riguarda riservatezza e sicurezza. Il libro ha inoltre l’ambizione di offrire spunti di riflessione e proposte sulle problematiche e le criticità, ma anche sulle opportunità che emergono da quanto descritto. C’è bisogno, infatti, di un dibattito serio e costruttivo che abbia come obiettivo finale quello di individuare un percorso di evoluzione verso una nuova Internet in grado di garantire tutto quello che la Internet di oggi non è in grado di garantire.

Franco Bernabè, Libertà vigilata. Privacy, sicurezza e mercato nella rete, Introduzione, pp. V-XI

_______________________

Franco Bernabè è presidente esecutivo di Telecom Italia dall’aprile 2011 dopo essere stato amministratore delegato dal dicembre 2007, carica che aveva già ricoperto nel 1999 all’epoca dell’Opa di Olivetti su Telecom Italia.
La sua carriera professionale è iniziata nel 1976 come Senior Economist nel dipartimento di Economia e Statistica dell’Ocse a Parigi; nel 1978 è stato Chief Economist nella Fiat; nel 1983 è all’Eni, società di cui è amministratore delegato dal 1992 al 1998 e che porta con successo alla privatizzazione nel 1995. Fondatore di Andala (attualmente H3G) con Renato Soru e della società di investimenti FB Group, nel 2004 assume la responsabilità di vicepresidente di Rothschild Europe. È presidente del GSMA, organizzazione internazionale che riunisce gli operatori di telefonia mobile. Già consigliere indipendente in numerose società quotate e organizzazioni non-profit, ha inoltre ricoperto vari incarichi pubblici. Dal 2004 è presidente del Mart di Trento e Rovereto.


Ricerca

Ricerca avanzata

Recensioni

  • G. Lerner
    (La Repubblica)
    su: Senza il vento della storia
    Leggi tutto...
  • A. di Salvo
    (Alias Domenica)
    su: L'Italia è un bosco
    Leggi tutto...
  • P. Perazzolo
    (Famiglia Cristiana)
    su: Conversazioni su Dio e sull'uomo
    Leggi tutto...
  • Aldo Cazzullo
    (Corriere della Sera)
    su: Francesco tra i lupi
    Leggi tutto...
  • R. Moliterni
    (Tutto Libri Tempo Libero)
    su: Spezie
    Leggi tutto...
  • E. Bianchi
    (Tutto Libri tempo Libero)
    su: I racconti della tavola
    Leggi tutto...
  • C. Augias, M. Fontana
    (Il Venerdì La Repubblica)
    su: Due colpi di pistola, dieci milioni di morti, la fine di un mondo
    Leggi tutto...
  • M. Serri
    (La Stampa)
    su: In Europa son già 103
    Leggi tutto...
  • Paolo Mieli
    (Corriere della Sera)
    su: L'eredità di Roma
    Leggi tutto...
  • Sergio Luzzatto
    (Domenica Il Sole 24 Ore)
    su: I cognomi degli Italiani
    Leggi tutto...

Notizie

Edizione:
Collana:
ISBN:
Argomenti:

copia il codice seguente e incollalo nel tuo blog o sito web:

torna su