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Giuseppe Laterza ricorda Zygmunt Bauman

Bauman e Laterza
Giuseppe Laterza ricorda Zygmunt Bauman


Se la vendita dei libri è una misura efficace dell'influenza intellettuale di un autore, credo che si possa affermare che Zygmunt Bauman è stato il pensatore straniero più influente in Italia negli ultimi vent'anni. Di Bauman Laterza ha pubblicato quasi trenta volumi, tutti più volte ristampati, con una tiratura complessiva di oltre 500.000 copie. Chi sono i lettori di Bauman? Certamente molti sono giovani. Lo vedevamo ogni volta che veniva in Italia a un incontro pubblico: al Festival di Filosofia di Modena o al Piccolo Teatro di Milano per presentare il libro/dialogo con Ezio Mauro (Babel); a Triggiano, invitato a parlare al Liceo Cartesio o a Roma alla rassegna dell'editoria sociale insieme ad Agnes Heller... Nel pubblico, immancabilmente, c'erano tanti giovani e giovanissimi che alla fine della conferenza si mettevano in fila per fargli firmare una copia del suo libro... A Modena mi capitò che un gruppo di ragazzi, incrociando Bauman per strada, lo fermasse chiedendogli un selfie! E a Roma, un giorno, mentre attraversavamo piazza Montecitorio, tre ragazze lo riconobbero e vennero a chiedergli un autografo... Quella volta Zygmunt si stupì e mi chiese se per caso lì vicino ci fosse una facoltà di Sociologia... Gli dissi che no, non c'era, e che, molto semplicemente, in Italia lui era diventato una pop star.

Nei confronti dei giovani che incontrava alle sue conferenze Bauman era molto attento, senza per questo essere - come molti adulti - particolarmente compiacente. Ricordo ad esempio quando venne all'Auditorium di Roma a parlare di ‘comunità dentro e fuori la rete’. Citò una ricerca sociologica secondo la quale nell'arco della propria vita ciascuno di noi può avere un massimo di 600 amici e si chiese come fosse possibile averne a migliaia su Facebook. La risposta fu una riflessione su come in rete le relazioni siano sempre fragili, esposte a un click che ti cancella dalla mia comunità, quando un amico invece è proprio chi ti garantisce una continuità di rapporto nel tempo.

Una delle peculiarità di Bauman era l'attenzione ai nuovi mezzi di comunicazione. Faceva una certa impressione vedere questo ebreo polacco, nato nel 1925 e cresciuto in una cultura socialdemocratica, ragionando su modernità e olocausto, sulla fabbrica e sui comportamenti sociali negli anni del dopoguerra, interessarsi così tanto alle ultime espressioni della società postmoderna...

Il fatto è che Zygmunt era una persona molto curiosa. Ricordo l'ultima volta che l'ho incontrato, nella sua casa a Leeds, insieme alla sua compagna e seconda moglie, la sociologa Alexsandra Kania. Zygmunt aveva cucinato un pranzo anglo polacco di cui era fiero e - mentre portava a tavola i piatti - canticchiava contento. Alla fine della colazione guardò l'orologio per calcolare i tempi in cui mi avrebbe riaccompagnato alla stazione guidando in maniera spericolata la sua piccola utilitaria. "Sì, credo di farcela" disse "vorrei partecipare a un'asta su Internet per l'acquisto di un IPhone usato di ultima generazione". Alexsandra gli fece osservare che lui non usava il cellulare e Zygmunt, sorridendo, le rispose che era comunque curioso di capire come funzionava la cosa!

La curiosità ha spinto Bauman a occuparsi dei temi più diversi, dalla globalizzazione all'amore, dalla religione al consumismo, dall'identità alla finanza... Eppure, in questa grande varietà di argomenti, si riconosce sempre un filo rosso e una coerenza di approccio, unito a uno 'stile' di argomentazione inconfondibile. Anzi, alcuni hanno criticato Bauman per la ripetitività di alcuni concetti nei suoi libri, tra cui quello famoso della 'società liquida'. Il fatto è che quello di Bauman era un pensiero - per così dire - 'a spirale', in cui si tornava continuamente su alcune idee di fondo, ma in modi sempre nuovi anche perché quelle idee erano applicate ad oggetti ogni volta diversi. Negli ultimi anni Bauman cercava sempre più il dialogo. È per questo che viaggiava così tanto, aderendo agli inviti che lo incuriosivano, senza guardare gli eventuali benefici concreti che gli potessero portare. (Una volta, in una afosa giornata milanese mi disse che avrebbe voluto morire in viaggio).

Il dialogo era anche la forma letteraria che più lo attraeva, perché gli dava modo di confrontarsi con altre sensibilità e competenze: così sono nati molti dei suoi libri degli ultimi anni, in cui Bauman ha dialogato con persone note e affermate, come il direttore di Repubblica Ezio Mauro, ma anche con sconosciuti e giovani ricercatori che gli proponevano temi per lui interessanti.

La generosità era infatti una qualità essenziale di Bauman. L'ho potuta sperimentare personalmente. Quando, prima dell'estate scorsa, gli chiesi di scrivere uno dei pregiudizi del libro che sarebbe uscito in autunno, intitolato Il pregiudizio universale, trattando "Non c'è più religione", mi rispose subito che lo avrebbe fatto con molto piacere e dopo pochi giorni mi arrivò un testo bellissimo con due righe in cui si affidava a me per valutare se fosse adeguato...

Negli anni Bauman aveva accettato di scrivere per Laterza diversi saggi sul 'capitalismo parassitario' e sulla modernità. Saggi i cui diritti abbiamo poi ceduto all'estero e che sono stati pubblicati nei paesi in cui Bauman era più noto, in Europa come in Sud America.

La generosità di Bauman era tutt'uno con la sua visione del mondo. Pur sapendo perfettamente di essere uno degli intellettuali europei più noti, Zygmunt non ha mai 'monetizzato' la sua fama. Non si è mai voluto dotare di un agente letterario, cosa che certo gli avrebbe procurato notevoli benefici economici. E non perché fosse un asceta, tutt'altro. Ma per lui le cose materiali erano funzione di qualcosa che gli interessava molto di più: la relazione tra persone e idee. Dove le due cose erano per lui inseparabili.

Nasceva da questo credo la sua ammirazione per papa Francesco: vedeva nel papa un uomo che pensava agli individui come costituiti nella loro identità dalle loro relazioni e insieme dalle loro idee. Negli ultimi anni parlava spesso del papa e mi ha sempre colpito come Bergoglio in diversi suoi interventi riprendesse le idee di Bauman, ad esempio quando parlava di 'scarti di umanità', che è il titolo di uno dei libri di Bauman in cui si descrive la condizione degli uomini estromessi definitivamente dal processo produttivo. Quella volta che ci incontrammo a Milano in estate volle a tutti i costi invitarci lui a colazione con mia moglie ed era tutto eccitato perché aveva scoperto vicino al Duomo un ristorante chiamato 'Papa Francesco'...Finimmo in una trattoria molto turistica, piena di giapponesi, il cui nome era quello del padre del proprietario, con un accento su papà che a Zygmunt era sfuggito! Zygmunt come sempre prese la cosa nel suo aspetto divertente e ci facemmo molte risate...

Non sono io a poter valutare l'apporto intellettuale di Bauman alla comprensione del nostro tempo. Ma sono certo che con la sua attività intellettuale e con il suo modo di essere abbia lasciato molto a chi ha avuto la fortuna di leggerlo e frequentarlo. Zygmunt ci mancherà molto. Ci mancheranno la sua gentilezza antica e i suoi modi volutamente forbiti (iniziava spesso i suoi discorsi con 'Ladies and Gentlemen') uniti alla la sua estetica sbarazzina (i capelli che volavano in aria, le camicie scure fuori dei pantaloni, le cravatte larghe di un tempo andato).

Ci mancherà il suo sorriso dolce in mezzo alla nuvola di fumo della sua pipa o di una sigaretta e il suo pensiero acuto e originale su qualunque argomento la cronaca gli ponesse di fronte. 
Ci consola un po' il fatto di poter incontrare Zygmunt nei suoi libri e seguire le onde del suo pensiero nelle sue parole, magari - per chi ha potuto ascoltarle - cercando di risentire il tono inconfondibile della sua voce.



Giuseppe Laterza



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