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«L'ignoto ignoto» di Mark Forsyth, per dire grazie ai librai

Juan Gris, Libro abierto
Le librerie e il piacere di non trovare quello che cercavi
«L'ignoto ignoto» di Mark Forsyth, un omaggio ai librai

«Sono le tante diverse intelligenze dei librai, le tante multiformi passioni di ciascuno di loro a rendere plurale il mercato editoriale. Una ricchezza inaspettata, direbbe Forsyth: un patrimonio da scoprire ogni volta che attraversiamo la soglia di una libreria.» Ne è convinto Giuseppe Laterza, e lo scrive nell'introduzione a L'ignoto ignoto, di Mark Forsyth, il volumetto che la Casa editrice regala ai librai questo mese di settembre.


Ecco, per tutti, un estratto del pamphlet che Mark Forsyth, giornalista e blogger, ha scritto per l'Independent Booksellers Week.


Devo a Donald Rumsfeld la maggior parte delle mie opinioni sulle librerie.
In caso ve lo siate dimenticato – o non lo abbiate mai saputo –, Donald Rumsfeld è stato segretario alla Difesa con l’amministrazione di Gerald Ford e poi con quella di George Bush junior. Spesso viene accusato, in maniera piuttosto ridicola, di aver promosso guerre inutili, di credersi al di sopra delle leggi internazionali e di essere più interessato all’origami che alla vita umana. Ma non è solo questo che lui ed io abbiamo in comune. Ciò che ci lega veramente è l’opinione sulla necessità delle librerie.

Ci sono cose che sappiamo di sapere. Ci sono cose che sappiamo di non sapere. Ma c’è anche l’ignoto ignoto, cioè le cose che non sappiamo di non sapere.

Per ragioni che non capirò mai, c’è gente che di fronte a frasi come queste resta perplessa. Anzi, le ridicolizza. È persino successo che nel 2003, nell’ambito della “Campagna per una lingua inglese chiara e semplice”, a Rumsfeld fosse assegnato il Premio “Foot in Mouth” (ovvero “Gaffe”) per la frase più sconcertante pronunciata da un personaggio pubblico. Ma in realtà quella frase è tutt’altro che sconcertante. Io so che Parigi è la capitale della Francia, ma la cosa più importante è che so di sapere che è la capitale della Francia. Io so di non sapere qual è la capitale dell’Azerbaigian, pur essendo certo che ce n’è una. È il tipo di cosa che devo controllare. Ma io non so... e qui la faccenda si complica. Tu non sai qual è la capitale dell’Erewhon, perché non sospetti neppure lontanamente l’esistenza di un Paese chiamato “Erewhon” e dunque non ti rendi conto di questo buco nelle tue conoscenze. Non sai di non sapere.

Per i libri funziona esattamente allo stesso modo. So di aver letto Grandi speranze: questa è – per così dire – una ‘conoscenza nota’. E so di non aver letto Guerra e pace: e questa è per me una ‘non conoscenza nota’ (e tale rimarrà, sempreché non mi capiti di finire in carcere per un bel po’ di tempo).

Ma ci sono anche libri di cui non ho mai sentito parlare; e, non avendone mai sentito parlare, non mi rendo neppure conto di non aver letto. Mi piacerebbe citare almeno uno di questi libri, farvi qualche esempio; ma... capirete... non posso farlo perché non ne ho mai sentito parlare. Tolstoj, Stendhal, Cervantes: questi signori mi seguono ovunque. Li trovo negli angoli più nascosti che mi guardano a sopracciglio alzato in segno di disapprovazione. E questo semplicemente perché non mi è mai capitato di leggere i loro maledetti mattoni di migliaia di pagine sulle grandi questioni nazionali che attraversano i secoli e che non saprei neanche come definire. Non m’importa. Per la verità, ogni tanto me ne importa, altre volte invece ricordo di essere un lettore lento come una lumaca e che proprio dietro l’angolo c’è un pub. E allora dico “va’ a farti benedire, Tolstoj”, e lo dico con piena coscienza della sua enorme reputazione (e barba).

Ma gli altri? Dove sono? Chi sono? Non ne ho la minima idea. Magari sono a una festa nell’appartamento qui accanto. Il tipo di festa ideale, con ottimi vini e donne meravigliose. Ma io non sono stato invitato. Certo, non posso rimproverarli. Non ci siamo mai conosciuti. E non posso cercarli, visto che non ne conosco neppure i nomi. Sono degli ignoti ignoti, e non posso struggermi dal desiderio di incontrarli, considerata la mia doppia ignoranza.

Ed eccoci appunto alla libreria: perché, nonostante la leggenda metropolitana per cui il signor Rumsfeld parlava delle armi mesopotamiche, è abbastanza ovvio che si riferisse ai modi di acquisto di un libro. Capita a volte di essere fraintesi.

Ci sono – come lui diceva – tre tipi di libri: quelli che hai letto; quelli che sai di non aver letto (come Guerra e pace); e gli altri: i libri che non sai di non conoscere.

Non hai bisogno di comprare quelli che hai già letto. Probabilmente ne hai comprata (o rubacchiata) una copia, prima di leggerli. I libri famosi che non hai letto – quelli che sai di non conoscere – li puoi avere facilmente: li trovi su internet. Digiti Guerra e pace e qualunque sito commerciale ti dirà che lo ha disponibile a prezzi vantaggiosi, facendotelo recapitare a casa prima di cena da un simpatico giovanotto.

Immagino che a questo punto dovrei mettermi a criticare questo nostro tempo in cui si è perso il contatto umano e il mondo sta andando a rotoli. Ma proprio non ce la faccio. Internet è troppo comodo. Forse la vita era più sana quando tutto si faceva di persona. Ma ci voleva anche molto più tempo. E poi si tratta di una falsa nostalgia che è sempre esistita. Quando apparvero i primi libri in brossura c’era chi li detestava. E ho il sospetto che ai tempi in cui Gutenberg inventò la stampa nel XV secolo i monasteri fossero zeppi di monaci che si lamentavano perché la Bibbia stampata mancava del tocco umano. Probabilmente, se tornassimo indietro al 3000 avanti Cristo incontreremmo un egizio che si lagna perché i geroglifici sono stati brutalmente soppiantati dalla nuova moda della scrittura ieratica. Non c’è mai fine.

Il mondo va avanti e di un sacco di cose perdiamo le tracce, dai motori a scoppio alle videocassette al vaiolo. Possiamo pure strepitare, ma in realtà non vorremmo affatto che tornassero. Internet è un’invenzione meravigliosa e non scomparirà. Se sai cosa vuoi, internet te lo trova. La mia tesi, quella intorno a cui gira tutta la mia argomentazione, è che ottenere quello che già sapevi di volere non è sufficiente. Le cose migliori sono quelle di cui non conoscevi l’esistenza fino al momento in cui non le hai avute.

Internet accoglie i tuoi desideri e te li risputa addosso, soddisfatti. Fai la ricerca, inserisci le parole che già conosci, le cose che già avevi in mente e la Rete ti restituisce un libro, un’immagine, una voce di Wikipedia. Ma questo è tutto. Le cose che non sai di non sapere le trovi altrove.


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