Password dimenticata?

Registrazione

Home > Notizie

Dobbiamo restituire fiducia ai mercati? Andrea Baranes ci spiega perché è falso

Andrea Branes,

Dobbiamo restituire fiducia ai mercati?
Andrea Baranes ci spiega perché è falso

“Dobbiamo restituire fiducia ai mercati” Falso!

Oggi la speculazione domina la finanza. La finanza controlla l’economia. L’economia determina le scelte politiche. La politica impatta sulla vita delle persone. Quello che dobbiamo fare è semplicemente ribaltare l’attuale scala di valori e leggere al contrario le frasi precedenti.

"Dobbiano restituire fiducia ai mercati" Falso! di Andrea Baranes, il nuovo volume della collana Idola.


Questo non vuole essere un testo contro la finanza ma, al contrario, intende mostrare che essa è un tassello fondamentale nella società. Un tassello, non l’intera figura. Volenti o nolenti, oggi la finanza è al centro delle nostre vite, fissa gli obiettivi e le priorità politiche. Un sistema che non funziona, crea crisi e instabilità, è inefficiente quanto inefficace, non assolve il proprio unico compito di fornire capitali all’economia, ma «in cambio» pretende di piegare l’intera società ai propri voleri.

Gli impatti sono enormi, fino al vero e proprio svuotamento di senso dell’idea di democrazia, dal livello locale a quello internazionale. Le Province vengono abolite per compiacere i mercati finanziari. Si salvano (per il momento) Comuni e Regioni. Le loro competenze, però, sono rimesse in discussione, perché non ci sono le risorse per una gestione pubblica dei principali servizi. Possiamo ancora votare, ma sulla gran parte delle questioni di maggiore importanza è il mercato a decidere, non i cittadini. Sul piano nazionale il mantra è che non ci sono margini di manovra. Le elezioni politiche italiane del 2013 hanno visto una sconfitta dell’ex premier Mario Monti, che aveva fatto dei piani di austerità la propria bussola. Una bocciatura dei cittadini italiani, i quali si ritrovano un governo «delle larghe intese» che, in un sistema che si vorrebbe fondato sul bipolarismo, vede i due maggiori schieramenti governare insieme, in piena continuità con il governo precedente: l’unico obiettivo è non fare arrabbiare i mercati e fare calare lo spread. In ultimo, a fronte di una pesante ingerenza nelle politiche nazionali, è difficile sentirsi pienamente cittadini europei quando l’unica possibilità di partecipazione democratica è il voto per un Parlamento che non ha potere legislativo, mentre le decisioni vengono prese da organi non eletti, come la Commissione o la Bce.

Un discorso analogo si potrebbe ripetere in campo ecologico, dove si è arrivati all’assurdo della creazione di mercati dal nulla per potere svendere persino l’ambiente alla finanziarizzazione, come è avvenuto con la creazione di mercati dei crediti di carbonio nei quali chi inquina può comprare diritti di emissione da chi è più virtuoso, riducendo la lotta contro i cambiamenti climatici a un mero calcolo di convenienza. La finanza non solo si è dimostrata totalmente incapace di fornire una risposta all’impellenza delle sfide ambientali, ma è addirittura il principale motore del processo di mercificazione anche delle materie prime e della stessa natura. Nuovamente, una finanza che non solo non accompagna e sostiene i processi economici, ma è persino diventata un intollerabile peso per l’insieme della popolazione e per il pianeta.

Un continuo apporto di capitali e una continua estrazione di ricchezza dall’economia reale; spremere gli Stati tramite i piani di salvataggio e famiglie e lavoratori tramite i piani di austerità; finanziarizzare i beni comuni e l’ambiente; creare mercati dal nulla per poterci speculare sopra; sviluppare attività al limite della legalità o apertamente illegali; ricercare una continua instabilità. Il tutto finalizzato alla realizzazione di profitti costantemente superiori alla crescita dell’economia. Inseguire tali tassi di profitto non è più una scelta di singoli speculatori avidi e senza scrupoli. È una necessità intrinseca dello stesso sistema. La finanza si comporta come una persona che scendendo lungo il pendio di una collina prende troppa velocità. L’unica possibilità è continuare ad accelerare e correre sempre più veloce, in un equilibrio sempre più instabile. Un sistema finanziario già ipertrofico ha bisogno di continuare ad accelerare, travolgendo nella corsa l’intero sistema sociale, politico, economico.

Il Pil, i consumi e lo sfruttamento delle risorse naturali non possono continuare ad aumentare per sempre, e meno che mai a ritmi sempre più veloci. Il denaro è l’unica cosa che può continuare a espandersi indefinitamente, ma il prezzo da pagare per una tale espansione è enorme: l’intero sistema deve staccarsi sempre più dalla realtà, diventare un fine in sé stesso che ha per unico obiettivo la propria crescita e il proprio sostentamento. Di fronte ai limiti produttivi, commerciali e prima ancora naturali che si trova di fronte, la finanziarizzazione non serve più a «drogare» la crescita del Pil o all’arricchimento dell’1% della popolazione. È invece un processo chiuso e funzionale unicamente alla propria sopravvivenza.

È questa la posta in gioco quando si segnala l’esistenza di un’unica altra possibilità: imporre un controllo pubblico e delle regole vincolanti, e attuare scelte consapevoli sull’utilizzo dei nostri soldi. Prima ancora, occorre un lavoro culturale e politico per ricostruire il linguaggio e l’immaginario della finanza e dei mercati. Questi ultimi sono creazioni dell’umanità, e non dobbiamo in alcun modo restituire loro una fiducia che non meritano assolutamente; al contrario, dobbiamo essere pronti a rimetterne in discussione le stesse fondamenta.

Il sistema finanziario deve tornare al ruolo che gli compete. Un mero strumento al servizio dell’economia e della società, non un fine in sé stesso per fare soldi dai soldi nel più breve tempo possibile. La finanza dovrebbe produrre benessere e non sottrarlo, sostenere l’economia e non prosciugarla. Andando oltre, occorre pensare a un sistema finanziario che sappia stimolare e accompagnare la necessaria trasformazione del sistema produttivo nella direzione di una reale sostenibilità ecologica e sociale. In altre parole, la finanza può e deve essere parte della soluzione e non, come avviene oggi, un – se non il principale – problema.

La strada per rimediare ai disastri del recente passato appare ancora lunga e in salita. Ma, indipendentemente dall’applicazione delle soluzioni qui accennate o di altre forse ancora da ipotizzare, la direzione da intraprendere è chiara. Oggi la speculazione domina la finanza; la finanza controlla l’economia; l’economia determina le scelte politiche; la politica impatta sulla vita delle persone. Quello che dobbiamo fare è semplicemente ribaltare l’attuale scala di valori e leggere al contrario le frasi precedenti.

Andrea Baranes, "Dobbiano restituire fiducia ai mercati" Falso!


________________________

Andrea Baranes è presidente della Fondazione Culturale Responsabilità Etica, della rete di Banca Etica, portavoce della coalizione Sbilanciamoci! (www.sbilanciamoci.org) e membro del Comitato Etico di Etica Sgr. È stato portavoce della campagna 005 per l’introduzione di una tassa sulle transazioni finanziarie (zerozerocinque.it), responsabile delle campagne su istituzioni finanziarie private presso la CRBM e membro del Direttivo della rete internazionale BankTrack. Ha pubblicato libri sui temi della finanza e dell’economia, tra i quali: Il mondo è di tutti (con K. Bizzarri, EMI 2006);Come depredare il Sud del mondo (Terre di Mezzo 2009); Per qualche dollaro in più (Datanews 2011); Il grande gioco della fame (Altreconomia 2011); Finanza per indignati (Ponte alle Grazie 2012). Collabora con riviste specializzate e con i siti dell’Huffington Post, Sbilanciamoci.info e Nonconimieisoldi.



Tutti i volumi della collana Idola

“La ricchezza di pochi avvantaggia tutti” Falso!

“È l'Europa che ce lo chiede!” Falso!

“In Italia paghiamo troppe tasse” Falso!

“La democrazia ha bisogno di Dio” Falso!

“L'ho uccisa perché l'amavo” Falso!

“Non ci possiamo più permettere uno Stato sociale” Falso!

“Il Sud vive sulle spalle dell'Italia che produce” Falso!

 


comments powered by Disqus


Seguici in rete

facebook twitter youtube newsletter laterza

Ricerca

Ricerca avanzata

Lea libri e altro: la piattaforma di lettura in streaming di Laterza. Prova 1 mese gratis!

Lampi Laterza

App Lezioni di Storia

Notizie

Edizione:
Collana:
ISBN:
Argomenti:

copia il codice seguente e incollalo nel tuo blog o sito web:

torna su