Logo Laterza Fabio Metitieri _blank Riccardo Ridi
Logo Laterza Biblioteche in rete Biblioteche in rete Biblioteche in rete
Logo Laterza IndiceVai all'indice completo AcquistoAcquista il volume su www.laterza.it Torna all'homepage
Editori Laterza

Aggiornamento 2004

Introduzione

1. Le ricerche bibliografiche

2. Information retrieval:
strumenti e strategie

3. Opac e biblioteca virtuale

4. Biblioteche e Opac
nel mondo

5. Biblioteche e Opac
in Italia

6. Biblioteche
e Opac europei

7. Le biblioteche
e gli Opac statunitensi

8. Opac specializzati,
archivi e musei

9. Oltre i cataloghi: i testi

10. Banche dati: archivi
e host computer in Internet

11. Metarisorse generali
e informazioni per bibliotecari

Principali acronimi utilizzati

Bibliografia

Parte seconda – Biblioteche e Opac in Italia e nel mondo

8. Opac specializzati, archivi e musei

[Introduzione]
Repertori di Opac e di biblioteche specializzate
Alcuni Opac collettivi specializzati italiani
Il National institute of health (Nih) e altre risorse biomediche
La National agriculture library
Barton: le biblioteche del Mit
Il Politecnico di Parigi
La British library of political and economic sciences
La National library of education
La National art library
Archivi storici in Rete
Musei in Rete
Film e video


 

[Questo paragrafo è stato scritto da Claudia Salmini dell'Archivio di Stato di Venezia]

Nel mondo degli archivi, sia quelli italiani sia quelli stranieri, la tecnologia informatica si è diffusa tardi, rispetto ad altri settori dei beni culturali. Al di là di alcune realizzazioni pilota o di particolari progetti sperimentali (alcuni dei quali risalgono ormai a quasi trent'anni fa), peraltro importanti come punti di riferimento, si sono dovuti anche affrontare e risolvere in via preliminare i problemi delle scelte descrittive e degli standard, particolarmente complessi per gli archivi.

La documentazione si articola generalmente in fondi, serie, sottoserie, ma contempla la presenza anche di iperfondi, sezioni, nuclei di carte aggregati; la natura stessa degli archivi richiede un sistema di descrizione fortemente gerarchico, che prevede molti livelli - in numero variabile a seconda dei casi - e all'interno del quale deve essere possibile navigare liberamente e recuperare le informazioni mantenendo sempre una chiara percezione del punto in cui ci si trova.

Oltre ad una natura fortemente "plurilivellare", gli archivi si caratterizzano per l'esistenza di una fitta rete di relazioni tra fondi diversi, tra serie o parti di esse, e non è un fenomeno raro che un archivio sia diviso in più parti, conservate magari in luoghi diversi.

Nell'arco degli anni Novanta sono stati elaborati e sottoposti al vaglio e alla discussione della comunità archivistica internazionale i due standard che offrono una soluzione efficace alle principali difficoltà connesse alla descrizione archivistica, difficoltà che l'adozione di strumenti informatici aveva contribuito a far emergere con maggiore chiarezza negli ultimi quindici anni.

Isad(G), General international standard archival description consente di rappresentare le diverse entità archivistiche nella loro articolazione gerarchica. Concepire gli archivi come strutture multilivellari, a livello internazionale, è stato un lungo percorso di elaborazione concettuale, in cui l'Italia ha svolto un ruolo di primo piano.

Un secondo standard internazionale ha introdotto una modalità nuova nel lavoro dell'archivista, consentendo di trattare in modo separato il soggetto produttore rispetto al fondo in cui si conservano le carte. Le Isaar(Cpf), International standard archival authority record for corporate bodies, persons and families sono destinate ad accogliere le descrizioni sulle istituzioni, gli individui o le famiglie che hanno prodotto la documentazione. Nella realtà, infatti, il rapporto tra la documentazione e chi l'ha prodotta non è quasi mai un rapporto a specchio, né il più delle volte una relazione uno a uno; spesso uno stesso fondo è il frutto dell'attività di soggetti produttori distinti, entità che possono assumere anche fisionomia e denominazioni diverse e mutare competenze nel corso del tempo.

I testi degli standard descrittivi internazionali sono rintracciabili nel sito dell'International council on archives/Consiglio internazionale degli archivi (Ica/Cia), <http://www.ica.org>, disponibili in inglese e francese. La traduzione italiana si trova alla pagina Web del Servizio pubblicazioni degli Archivi di Stato, <http://www.archivi.beniculturali.it/Divisione_V/indice.html>, oppure a quella relativa al gruppo di lavoro sul sito ufficiale dell'Associazione nazionale archivistica italiana <http://www.anai.org>. In questo stesso sito sono disponibili anche alcune schede sperimentali Isaar prodotte dai gruppi di lavoro regionali sugli standard, che costituiscono esempi utili per quanti desiderano orientarsi in questo settore.

Un massiccio adeguamento agli standard non è facilmente ipotizzabile nel breve periodo, poiché la riconversione comporta non di rado un riesame delle carte; nel caso delle Isaar, occorre stendere il profilo storico di organi istituzionali, persone e famiglie, con un incremento di studio per nulla banale, soprattutto se condotto su ampia scala.

Fa eccezione, da questo punto di vista, il sito dell'archivio storico della Comunità Europea, a Fiesole, <http://wwwarc.iue.it/Welcome1.html>, uno dei primi ad adottare le Isad come criterio di comunicazione delle informazioni archivistiche nel Web. Il sito, disponibile in inglese e in francese, è particolarmente interessante anche per un altro aspetto: dare adeguata soluzione al problema del plurilinguismo, trattando la documentazione redatta nelle lingue ufficiali della Comunità.

In generale, in Italia gli strumenti archivistici in Rete sono la trasposizione di inventari, guide o censimenti che precedono la nascita degli standard (talvolta anche quella dell'informatica), e sono frutto di progetti e criteri tra loro anche sensibilmente diversi; non per questo hanno minore utilità informativa.

La natura dei primi software utilizzati, più adatti a restituire informazioni "piatte" o scarsamente gerarchizzate, costringeva a vere e proprie acrobazie e ad un uso elevato e complesso dei codici, causando oggettive difficoltà di adattamento del mondo degli archivi alle tecnologie digitali. In alternativa, sono stati semplicemente ricopiati con programmi di scrittura, adattati poi in modo più o meno approfondito al linguaggio Html, i testi di inventari o censimenti dattiloscritti o pubblicati o, più di recente, nel formato Pdf.

Un fenomeno sempre più rilevante negli ultimi anni (in particolare nei paesi anglosassoni) è la messa a disposizione in Rete di strumenti archivistici marcati con il linguaggio Encoded archival description (Ead). Il punto di partenza per avere informazioni sull'Ead è <http://jefferson.village.virginia.edu/ead/sitesann.html>.

Lo sviluppo dei software relazionali ha poi contribuito a fornire gli strumenti ideali - sul piano tecnico - per la descrizione dei dati archivistici, con potenzialità superiori a quelle tradizionalmente garantite da inventari, censimenti o guide a stampa.

Oggi convivono in Rete, dunque, strumenti elaborati con questi diversi criteri, di valore informativo differente, ma di indubbia utilità.

Il Sistema archivistico nazionale (San) <http://www.archivi.beniculturali.it> offre in una cornice unitaria le pagine Web predisposte dagli Archivi di Stato afferenti al Ministero per i beni e le attività culturali; in particolare, all'indirizzo <http://www.archivi.beniculturali.it/Patrimonio/ricerca.html> si trovano elenchi alfabetici aggiornati dei complessi documentari conservati presso gli Archivi di Stato di diverse città italiane.

Una visione panoramica sulle fonti che si conservano in tutti gli Archivi di Stato italiani è possibile attraverso la versione digitalizzata della Guida generale degli Archivi di Stato: i quattro volumi pubblicati tra gli anni Ottanta e il 1994 sono oggi disponibili sempre sul sito dell'Amministrazione archivistica, raggiungibili dalla home page del sito Archivi o consultabili direttamente con indirizzo <http://www.maas.ccr.it/cgi-win/h3.exe/aguida/findex_guida>. Si tratta di uno strumento di primo orientamento formidabile, che conviene consultare prima di affrontare una ricerca archivistica in quegli istituti.

Se dagli strumenti archivistici si vuole passare all'elenco di tutti gli Archivi di Stato e delle Soprintendenze archivistiche e trovare le informazioni sull'indirizzo, i servizi e l'eventuale sito Web, si rinvia sempre alla citata home page del San.

Alcuni Archivi di Stato, come quello di Firenze <http://www.archiviodistato.firenze.it> o quello di Prato <http://www.archiviodistato.prato.it>, sono già dei punti di riferimento, perché particolarmente ricchi di strumenti in linea, taluni di particolare interesse. L'Archivio di Stato di Siena ha un'attenzione particolare per la chiarezza della comunicazione <http://assi.archivi.beniculturali.it>. L'Archivio di Stato di Trieste <http://wwwdb.archivi.beniculturali.it/UCBAWEB/indice.html> è tra i più attivi nel mettere in Rete strumenti per la ricerca. L'Archivio di Stato di Torino <http://ww2.multix.it/asto> è stato uno dei primi istituti archivistici italiani a costruire un sistema di interrogazione via Internet, consentendo all'utente di consultare gli inventari on line e ordinare via e-mail le unità desiderate.

Va sottolineato che le potenzialità del Web generano talvolta equivoci, e può accadere che un utente non abituale degli archivi (ma abituato alla ricerca in Rete) si aspetti di ordinare direttamente on line la visualizzazione dell'intera unità archivistica, digitalizzata. In realtà, come in campo bibliografico, anche in campo archivistico normalmente si consultano in linea gli strumenti per rintracciare le fonti, non le fonti stesse. La percentuale di singoli documenti disponibili on line è ancora bassa, generalmente limitata a documenti di particolare pregio per contenuto, epoca, immagini, e che si vogliono tutelare dall'usura della consultazione diretta.

Con i principali motori di ricerca si riesce già, in parte, a recuperare indicazioni relative a fondi archivistici o inventari; si tratta di una strada ancora nella fase iniziale, destinata tuttavia a estendersi.

Sono in corso di digitalizzazione soprattutto documenti cartografici (disegni e mappe che precedono l'elaborazione dei catasti storici e, in progress, mappe catastali) da parte di numerosi istituti archivistici statali e non statali; tra questi ultimi, si segnala l'attività dell'Archivio progetti collegato all'Istituto universitario di architettura di Venezia <http://oberon.iuav.it>, che da anni procede nel mettere sistematicamente a disposizione on line - sia pure con criteri più bibliografici che archivistici - le immagini (disegni, rilievi, planimetrie) presenti nei suoi fondi.

Sul fronte statale, e passando dalla cartografia ai documenti antichi, si segnala la digitalizzazione del fondo Mediceo avanti il principato, che si conserva all'Archivio di Stato di Firenze, con Url <http://www.archiviodistato.firenze.it/rMap/index.html>; in questo caso, all'immagine dei documenti si affianca quella dell'inventario a stampa e dell'indice, pubblicati ormai alcuni decenni fa.

Il fronte degli archivi non statali ha rappresentato negli ultimi vent'anni un elemento di confronto, di stimolo e di ricerca di grande interesse. È il caso dell'Archivio storico del Comune di Firenze (Archifirenze) <http://www.comune.firenze.it/comune/archivi.htm> e, sempre in ambito toscano, dell'Archivio storico del Comune di San Miniato <http://www.archiviosanminiato.org>, che è stato un punto di riferimento importante anche grazie alla pubblicazione, fino al 2002, della rivista "Archivi & computer" e alla promozione dell'associazione di ricerca archivistica Archilab <http://www.archiviosanminiato.org/archi-lab.htm>, dedicate alla tecnologia.

La Regione Lombardia da quasi quindici anni gestisce importanti iniziative di censimento e inventariazione di archivi storici, produce software specificamente dedicati agli archivi (Archidata, Sesamo, Nautilus) e ha lanciato progetti (come Civita) per la descrizione delle istituzioni di antico regime; il suo sito per gli archivi <http://www.biblioteche.regione.lombardia.it/regarc/home.htm> oggi è in via di costruzione.

Anche le università, negli ultimi anni, hanno dimostrato un'attenzione particolare al mondo degli archivi. L'Archivio generale di Ateneo dell'Università di Padova si è posto come capofila e coordinatore per l'adozione di un sistema di protocollo informatico non soltanto in quella sede, ma anche in molte altre università italiane; il suo Web <http://www.unipd.it/ammi/archivio> è un punto di riferimento importante sia perché ha reso disponibile on line tutta la legislazione e la normativa che riguarda gli archivi, sia perché gestisce la lista di discussione degli archivisti Archivi23.

Per il trattamento dei documenti antichi, con esperimenti di codici diplomatici on line, si rinvia al progetto Scrineum condotto dall'Università di Pavia <http://dobc.unipv.it/scrineum>, con saggi e materiali on line di scienze del documento e del libro medievale, tra i quali è da segnalare il testo di Paolo Paoletti, Informatica e fonti storiche <http://lettere.unipv.it/scrineum/paoletti.htm>, ricco di indicazioni bibliografiche.

La Scuola normale superiore di Pisa, attraverso il Centro di ricerche informatiche per i beni culturali <http://www.cribecu.sns.it> è il punto di riferimento più importante per l'elaborazione di software archivistici e la sperimentazione in questo campo; attualmente sta portando a termine l'incarico di elaborare il Sistema informativo unificato delle Soprintendenze archivistiche (Siusa), per conto del corrispondente Servizio III dell'Amministrazione archivistica <http://archivi.beniculturali.it/divisione_III/siusa.html>, così come altri progetti analoghi per altre istituzioni: sistemi informativi destinati a modificare profondamente le modalità di comunicazione dell'informazione archivistica nell'arco di qualche anno, e terreno fertile per forme di integrazione con l'area delle biblioteche.

L'Università di Firenze organizza incontri e seminari, a cura di Andrea Zorzi, sul tema delle fonti digitali, di cui si può avere una sintesi a partire dalla pagina <http://www.storia.unifi.it/_storinforma>; i testi di quanti hanno partecipato agli incontri sono tra i più interessanti del settore. Dalla stessa pagina si accede a una raccolta di link molto utili per rintracciare informazioni legate alla ricerca storica in Rete.

Un'essenziale e non dispersiva scelta di punti di partenza si può rintracciare anche alla sezione Archivistica <http://www.aib.it/aib/lis/lpi01d.htm> di Aib-Web, curata da Alessandro Corsi e Stefania Manzi.

Senza alcuna pretesa di essere esaurienti, infine, si segnalano qui alcuni indirizzi relativi al quadro internazionale.

Una panoramica generale delle risorse disponibili in Rete, con oltre 5.000 riferimenti relativi a istituti che in tutto il mondo conservano documenti d'archivio, manoscritti e fotografie antiche, si trova a partire dall'indirizzo <http://www.uidaho.edu/special-collections/Other.Repositories.html>, curato dall'Università dell'Idaho.

Numerose risorse archivistiche disponibili in Rete possono essere rintracciate a partire da un elenco elaborato da un'altra università statunitense, quella di Tulane, Ready, 'net, go! Archival Internet resources <http://www.tulane.edu/~lmiller/ArchivesResources.html>.

Per una panoramica sui sistemi informativi archivistici a livello internazionale, si consiglia anche il sito del Comitato per gli standard descrittivi all'indirizzo già citato <http://www.hmc.gov.uk/icacds/eng/encoded.htm>.

Per gli strumenti archivistici nel formato Ead, di cui si è già parlato, si rimanda al sito della Library of Congress, agli Url <http://www.loc.gov/rr/ead> e <http://www.loc.gov/ead/eadsites.html>. Si consigliano inoltre le pagine della National archives and record administration <http://www.archives.gov>.

Come punto di riferimento generale, oltre al già segnalato Ica <http://www.ica.org>, si ricorda l'Unesco archives portal <http://www.unesco.org/webworld> che rappresenta un gateway di informazioni sugli archivi di tutto il mondo.