Guido Di Fraia
e-Research. Internet per la ricerca sociale e di mercato
|
Il Delphi on line 1. Introduzione Trattando gli ambienti condivisi e le comunità di ricerca, non possiamo astenerci dal prendere in esame il Delphi, una tecnica che, pur non figurando fra le più utilizzate si dimostra comunque estremamente efficace per rilevare le opinioni dei soggetti dopo che queste sono state messe a confronto con quelle di altri, all’interno di una discussione di gruppo anonima e strutturata. A differenza di quanto avviene nei focus group e nei forum di discussione, il cui presupposto è la libertà di interazione tra i partecipanti, nel Delphi il confronto diretto è volutamente evitato per impedire che le dinamiche di gruppo siano di ostacolo all’autonomia di giudizio e di espressione individuali. A tale scopo, le sessioni Delphi sono strutturate in modo che i soggetti esprimano le proprie opinioni senza conoscere preventivamente quelle degli altri. I giudizi così raccolti e aggregati in forma anonima sono poi inviati ai partecipanti che, in base ad essi, possono decidere di rivedere la propria posizione iniziale. Il processo viene reiterato fino a quando non si raggiunge un buon grado di accordo sul tema discusso o, comunque, siano state delineate posizioni chiare e ben definite. Un’ulteriore caratteristica che distingue il Delphi dai forum e dai focus group è l’»orientamento al consenso». Nelle altre due forme di discussione di gruppo, le posizioni contrastanti sono favorite e non c’è alcuna pressione affinché si giunga ad una visione condivisa e consensuale tra i vari partecipanti, cosa invece tipica del Delphi, per lo meno nella sua versione «classica». Il metodo Delphi vanta infatti numerose varianti e in quelle più recenti l’idea del consenso, particolarmente cara ai primi «Delphisti», ha perso gran parte della sua importanza. L’origine di tale orientamento iniziale, va ricercato nella storia stessa del metodo. Esso venne utilizzato per la prima volta negli stati Uniti nel 1952, in piena Guerra Fredda, dalla Rand Corporation, un istituto di studi legato all’amministrazione centrale e alle forze armate, a cui era stato chiesto di prevedere gli obiettivi industriali di un eventuale attacco nucleare sovietico. L’idea era quella di raccogliere, in modo economico, le riflessioni dei migliori scienziati e tecnici del tempo rispetto a quando, nel futuro, un tale attacco si sarebbe potuto verificare e con quali conseguenze (Niero, 1993). Si trattava, insomma, di giungere, partendo da un patrimonio di sapere diffuso tra più esperti, alla formulazione di precise inferenze su un futuro possibile. La natura della conoscenza prodotta dai primi Delphi si basava pertanto sui giudizi soggettivi di persone competenti ed esperte relativamente al tema studiato e sul consenso – appunto – che la particolare interazione strutturata della tecnica permetteva di raggiungere. In virtù della natura strategico militare della ricerca, il Pentagono decise di mantenere segreto il metodo per una decina d’anni, e il Delphi, brevettato dalla Rand Corporation, entrò nel mondo dei ricercatori sociali molto tempo dopo la sua prima applicazione (Bolognini, 2001a). Dopo le prime applicazioni strettamente previsionali, da cui ha origine anche il nome (Delphi è il luogo in cui sorge l’oracolo di Apollo e dove la Pizia – la sacerdotessa del tempio – emetteva le sue profezie direttamente ispirate dal dio), questa tecnica ha subito un’evoluzione che ha prodotto diverse varianti metodologiche. Tra queste il Policy Delphi e tutta una serie di applicazioni dette approcci «Delphi simili» che si allontanano ancora di più del Policy Delphi dalla procedura classica. 2. Il Delphi Standard e il Policy Delphi Entrando nello specifico della metodologia del Delphi standard, il processo di realizzazione può essere suddiviso in tre fasi, la prima delle quali ha uno scopo esplorativo (Niero, 1993). Il gruppo di ricercatori inizia a costruire una prima serie di domande, più o meno articolate ma comunque molto generali, sul tema da affrontare. Supponiamo che si stia svolgendo un’indagine previsionale sul futuro del mercato del lavoro, una domanda tipica di una prima fase di rilevazione Delphi su tale argomento potrebbe essere: «Quali pensa che saranno i fattori che avranno maggiore impatto sul mercato del lavoro nei prossimi cinque anni?» Le domande così formulate vengono spedite ai partecipanti il cui sforzo sarà quello di far emergere il maggior numero possibile di dimensioni e sfaccettature dell’argomento trattato. I ricercatori producono poi una sintesi delle risposte raccolte sotto forma di una lista di item relativi alle dimensioni su cui questo può essere articolato. Per tornare al nostro esempio sul mercato del lavoro, alcune delle dimensioni emerse potrebbero essere: l’impatto delle nuove tecnologie sull’offerta occupazionale, l’effetto delle nuove normative sul lavoro flessibile e temporaneo, l’influenza dei flussi migratori, ecc. Per velocizzare la rilevazione e contenere i costi di esecuzione, tuttavia, questa prima fase esplorativa viene spesso saltata e l’individuazione delle dimensioni rilevanti del tema affrontato è effettuata direttamente dai ricercatori. Nella seconda fase, di tipo analitico, ogni item emerso viene dibattuto e analizzato con cura con il contributo di ciascun partecipante. Ritornando all’esempio precedente, se un fattore di forte impatto sul mercato del lavoro è risultato essere lo «sviluppo tecnologico», si approfondirà questo tema chiedendo quali saranno gli effetti di tale processo, e si approfondirà il concetto di sviluppo tecnologico per individuare ambiti più specifici. La terza fase, di tipo valutativo, ha infine lo scopo di «pesare», attraverso vere e proprie operazioni di voto, la rilevanza percepita di ciascuna delle dimensioni emerse. La valutazione degli item avviene tramite scale ordinali o metriche. Nel primo caso si chiede ad esempio di ordinare gli item per importanza (o secondo altri criteri). Nel secondo caso, oltre all’ordinamento per importanza, si chiede di associare ad ogni item una stima quantitativa di un qualche tipo, ad esempio il peso percentuale stimato di ogni fattore individuato rispetto al totale degli stessi. L’uso di scale metriche offre una maggiore precisione nelle stime e la possibilità di applicare tecniche statistiche e analitiche più potenti (Niero, 1993, p. 220). Fra queste tre fasi si frappongono le attività gestionali e di analisi del gruppo di ricercatori che raccolgono e sintetizzano i risultati ottenuti su ogni format di rilevazione somministrato per formulare il successivo. Ogni nuovo giro di consultazione viene presentato assieme ai risultati del precedente, forniti in forma anonima e aggregata. Laddove i risultati mostrino un grado di dissenso molto elevato o elementi poco chiari, prima di passare alla fase successiva viene chiesto ai partecipanti di rivedere le proprie posizioni iniziali alla luce delle risposte degli altri, sempre presentate in forma anonima e aggregata. Il processo descritto fin ora (Fig. 1) è quello di un’applicazione Delphi completa. Tuttavia, come già ricordato in precedenza, la prima fase viene talvolta realizzata senza il contributo degli intervistati e, quando i ricercatori sono più interessati ad una valutazione qualitativa delle varie dimensioni del fenomeno indagato più che ad una quantificazione delle stesse, anche la terza fase può essere eliminata. Terminate le rilevazioni, il ricercatore procede ad elaborare i dati. Per il trattamento di informazioni qualitative, ossia dei contributi dei partecipanti espressi sotto forma di testi, si ricorre di solito alle tecniche classiche di analisi del contenuto. Poiché non è questa la sede per entrare nel merito di tali metodologie (si veda, tra gli altri, Losito, 1996) ci limitiamo a dire che si tratta di tecniche di analisi strutturate che si basano sulla predisposizione di una serie di categorie esclusive ed esaustive attraverso cui è possibile analizzare i diversi documenti prodotti dagli intervistati, registrando la frequenza con cui ciascuna di esse è presente nel materiale raccolto (Bailey, 1985, p. 358). Nel caso del Delphi, le categorie corrispondono agli item emersi dal lavoro di analisi e di sintesi di tutti i contributi.
Fig.1: Schema di flusso di un Delphi standard, tratta da: Niero, 1993 Tali item possono essere poi «pesati» nella terza fase di una applicazione Delphi completa dando origine a dati di tipo quantitativo. Lo staff di ricerca procede quindi ad elaborare i dati costruendo delle misure di sintesi delle varie risposte. La metodologia sopra descritta si riferisce al Delphi classico dove il panel è costituto da esperti, ma la struttura di rilevazione può cambiare profondamente se l’esercizio di previsione coinvolge anche attori sociali e decisionali invitati a valutare eventi futuri che in parte dipendono dalle loro stesse azioni (Bolognini, 2001a). È questo il caso del Policy Delphi. L’aspetto più interessante della procedura è in questo caso la possibilità data ai partecipanti sia di confrontarsi con i diversi punti di vista, sia di prendere consapevolezza e soppesare il proprio ruolo nella creazione degli eventi futuri prospettati. «Il Policy Delphi viene utilizzato prevalentemente nell’analisi delle politiche pubbliche non solo come metodo di previsione ma anche come procedura di verifica e perfezionamento del consenso e come strumento di decision making finalizzato alla ricerca di soluzioni innovative» (ibid., p. 69). Le caratteristiche che differenziano il Policy Delphi dal Delphi standard sono: • una maggiore ampiezza ed eterogeneità del panel utilizzato, che è composto anche da attori sociali e decisionali (amministratori pubblici, soggetti politici, dirigenti aziendali, ecc.), scelti secondo criteri di rappresentatività piuttosto che di competenza tecnica; • una diversa idea di consenso. Nel decision making, il decisore non deve avere a disposizione un giudizio unitario, ma una gamma di possibilità esplorate a fondo, punti di vista opposti tra cui scegliere; • l’articolazione degli item in proposte, obiettivi, linee d’azione, il cui contenuto può essere integrato dagli stessi partecipanti secondo regole prestabilite, e supportato da argomentazioni favorevoli o contrarie; • l’introduzione di diversi criteri di valutazione: oltre alla probabilità e prossimità nel tempo di un determinato evento o decisione politica vengono anche valutate la sua desiderabilità e fattibilità; • una struttura organizzativa e gestionale decisamente più complessa. Se nel Delphi standard lo scopo era soprattutto quello di fare delle stime e semplificare i problemi per incanalare le diverse possibili soluzioni verso il consenso, qui esso è usato per favorire posizioni differenti e potenzialmente contrastanti, utili a orientare il processo decisionale. Gli scopi dell’approccio classico sono prevalentemente di stima, mentre quelli del Policy Delphi riguardano più direttamente il decision making. Al di là delle specificità delle due diverse declinazioni, entrambe mantengono i presupposti di fondo su cui la tecnica Delphi fonda la proprie capacità euristiche, tra cui: • L’anonimato: garantendo l’anonimato di tutti coloro che esprimono il proprio parere si superano i tipici problemi che si manifestano quando il confronto di opinioni si verifica attraverso comunicazioni faccia a faccia, in cui spesso è difficile giungere al consenso già con gruppi di piccola dimensione a causa della scarsa sistematicità e degli effetti psicologici dovuti a pregiudizi, differenza di status, tendenza all’autoaffermazione, ecc. • La struttura iterativa: la rilevazione dei giudizi è sempre articolata in più round. I partecipanti possono quindi riesaminare almeno una volta le proprie posizioni dopo averle confrontate con gli altri punti di vista emersi nel gruppo. • La comunicazione asincrona: i membri del panel interagiscono a distanza e in tempi diversi. Spetta a loro la scelta del momento più opportuno per la compilazione del questionario. È evidente come tali caratteristiche strutturanti rendano il metodo particolarmente adatto all’ambiente on line. L’ipotesi che sta alla base delle prime applicazioni Delphi, quella secondo cui un processo di comunicazione strutturata tra soggetti competenti favorisce l’emergere di una conoscenza condivisa è, di fatto, la stessa che ha dato vita al nascere spontaneo dei gruppi di discussione in rete. I benefici di un partecipante ad un gruppo Delphi che, attraverso la lettura dei contributi altrui, riesce ad avere idee più chiare sul fenomeno oggetto di indagine, sono simili a quelli sperimentati dai membri di un forum che leggendo i messaggi degli altri partecipanti hanno la possibilità di migliorare le proprie conoscenze. In entrambi i casi, la somma dei contributi di ciascun soggetto accresce la conoscenza dell’intera comunità, che a sua volta va ad arricchire il sapere dei singoli, in un processo di vero e proprio apprendimento collettivo. In questo senso la tecnica Delphi, nei suoi presupposti ideologici, ha molti elementi in comune e pare precorrere i forum di discussione e tutti quegli ambienti condivisi on line che, sfruttando le caratteristiche di connettività della rete, permettono la costruzione dell’ambiente di comunicazione nonché della conoscenza in esso prodotta. 3. Il Delphi on line Una rilevazione Delphi on line può svolgersi sia via posta elettronica, sia attraverso ambienti web appositamente creati a tale scopo. Nel primo caso, l’uso delle e-mail sostituisce la spedizione postale delle domande e dei questionari, con un significativo risparmio di tempo e di denaro. Un’indagine Delphi condotta via mail con un panel di 46 partecipanti può essere conclusa in circa cinque settimane contro i tre /sei mesi necessari ad un’indagine simile realizzata via posta con i tradizionali strumenti cartacei (cfr. anche Chien, 2002 e Helton, 2000). Per quanto riguarda la componente costi, questi possono essere anche superiori rispetto a quelli necessari per realizzare un Delphi tradizionale nel caso si decida di utilizzare i più sofisticati applicativi web based, mentre risultano decisamente inferiori se si utilizza la posta elettronica. Negli ambienti Delphi web based i partecipanti possono comunicare tra loro identificati da un codice personale o da un nickname, in una sorta di forum di discussione. L’applicazione web based del metodo Delphi ha ripercussioni sull’intero processo comunicativo e sulle caratteristiche di base del metodo, sopra descritte, che vale la pena di ripercorrere. L’anonimato: mentre il Delphi tradizionale prevede l’anonimato, la netiquette delle discussioni on line non lo esclude, ma lo scoraggia per aumentare il senso di responsabilità dei partecipanti. Per conciliare queste due esigenze conviene ricorrere all’uso di pseudonimi che, oltre a garantire la necessaria riservatezza richiesta dal metodo, consente anche di tenere traccia dei contributi di ogni singolo partecipante. Naturalmente sono possibili diversi gradi di anonimato, per esempio possono rimanere anonimi i diversi contributi, mentre i partecipanti sanno chi prende parte alla discussione, oppure l’anonimato può riguardare anche i partecipanti. Si tratta di decidere volta per volta il grado di anonimato più adatto all’oggetto indagato e alle caratteristiche dei componenti del panel. Struttura della comunicazione: l’articolazione in più round delle rilevazioni nel Delphi tradizionale cartaceo permette ai partecipanti di riesaminare le proprie posizioni dopo averle confrontate con le risposte del gruppo. Nelle applicazioni Delphi web based i giudizi possono invece essere rivisti in qualsiasi momento e alla struttura interattiva «discreta» articolata su più round, si sostituisce una comunicazione «a flusso» di contributi e feedback continui. A questo proposito, molti software per la gestione di processi Delphi linkano tra loro i diversi item e contributi in una sorta di ipertesto che rende più facile la ricostruzione del punto di vista di ciascun partecipante (Bolognini, 2001a). Conviene comunque che, alla fine del processo, il moderatore inviti i partecipanti ad esprimere una propria valutazione finale di sintesi. Per contro, la stessa struttura aperta può essere uno svantaggio in quanto permette una flessibilità comunicativa che può portare ad interventi off topic e ridondanza nella comunicazione. In questo caso spetta al moderatore il difficile compito di strutturare la conversazione in maniera tale che ciò non accada. Processo di moderazione: nei sistemi avanzati di Delphi elettronico il ruolo del moderatore è minore rispetto a quello del Delphi cartaceo. I software per la gestione di ambienti Delphi sono strutturati in modo che i partecipanti possano seguire autonomamente ciò che accade e ottenere quella visione di gruppo che nel Delphi tradizionale è totalmente affidata all’attività di sintesi del moderatore. Numero dei partecipanti: data la facilità di gestione dell’intero processo comunicativo e la facilità di raggiungere via web molte persone, i Delphi on line consentono di allargare anche sensibilmente il numero dei partecipanti. Se il gruppo di esperti rimane di solito composto da pochi membri anche nelle consultazioni in rete, questa potenzialità è invece spesso sfruttata per i gruppi di controllo a latere del panel che possono coinvolgere nella discussione centinaia di partecipanti. A questo riguardo, Bolognini (2001) parla di IperDelphi proprio per la possibilità offerta dalle applicazioni web based di gestire più gruppi di consultazione. Tali gruppi possono intervenire in tutte le fasi del processo proponendo valutazioni e commenti in contraddittorio con quanto emerso nel panel di esperti vero e proprio. Tipo di dati originati: le informazioni prodotte e elaborate all’interno dei Delphi on line sono già in formato elettronico e possono quindi essere subito elaborate con software appositi per l’analisi del contenuto o per l’elaborazione statistica. 4. Ambiti applicativi Il metodo Delphi, nella sua versione cartacea, vanta diverse applicazioni sia in campo industriale che in quello delle politiche sociali. Nel primo ambito spiccano indagini che hanno lo scopo di costruire scenari di sviluppo all’interno dei quali prevedere particolari politiche industriali. Si tratta di una delle applicazioni più tradizionali del metodo alla quale si aggiungono gli studi su problemi più specifici relativi al marketing, alle politiche del personale, alle applicazioni di tecnologie informatiche, ecc. Diffuse sono anche le applicazioni nel campo delle politiche sociali, soprattutto nell’ambito della sanità e dell’assistenza. Qui gli studi coprono vasti settori che vanno dalle politiche governative, alla soluzione di problemi relativi a comunità ristrette, alla previsione dell’evoluzione di fenomeni di elevato impatto sociale. La possibilità di condurre Delphi in ambienti virtuali non varia gli ambiti applicativi elencati sin ora, ma ne aggiunge di nuovi. L’unica limitazione è data dal fatto che non tutti i potenziali partecipanti hanno familiarità con l’uso delle mail o di ambienti web, e in alcuni casi l’uso di Delphi on line può quindi essere sconsigliato. Nel campo delle decisioni pubbliche, il Policy Delphi trova applicazioni particolarmente interessanti soprattutto in relazione alle politiche di sviluppo nell’uso delle nuove tecnologie da parte della Pubblica Amministrazione e dell’e-democracy. E questo sostanzialmente per due motivi (ibid., p. 6): • genera flussi di comunicazione strutturata e dal contenuto molto specifico e non crea quella ridondanza d’informazione tipica di mail, newsgroup, forum dove spesso la discussione va oltre i temi stabiliti; • fornisce la possibilità di affiancare al panel altri gruppi di partecipanti che seguono via web le proposte-opinioni del gruppo di esperti e esprimono le loro argomentazioni, permette ai decisori di condividere con gruppi autoselezionati della popolazione la fase esplorativa del processo decisionale, dando vita a forme di partecipazione politica irrealizzabili fuori dallo spazio elettronico. Questo è quello che accade ad Amburgo e Bologna nella piattaforma Demos (cfr.:http://www.demos.nexus.org/). DEMOS, acronimo di Delphi Mediation Online System è una piattaforma web based che rende possibile l’interazione e il dibattito tra cittadini e rappresentanti dell’amministrazione con l’intento di facilitare e diffondere progetti di «online-democracy» (Richter, Gordon, 2002). Il progetto prevede tre fasi (Luehrs et al., 2001). La prima ha l’obiettivo di attivare la discussione e di raccogliere informazioni sul problema oggetto di indagine, sulle idee e posizioni in merito. Il sistema DEMOS supporta questa fase con strumenti che aiutano i moderatori a clusterizzare i vari contributi così da identificare diversi item. Si tratta di strumenti che, in modo automatico, raggruppano i messaggi sulla base di un set di categorie definite dal ricercatore e lo aiutano a mappare gli item che saranno poi discussi nella fase successiva. Una volta identificati i sottogruppi, nella seconda fase il sistema mette ai voti, attraverso un sondaggio on line, gli item emersi in modo che si possa poi discutere solo quelli che hanno ricevuto un punteggio maggiore, in quanto ritenuti più importanti dai partecipanti. Nella terza fase il ricercatore trasferisce le sintesi e risultati del sondaggi nel forum generale attivato nella prima fase, che nel frattempo è rimasto attivo. Il progetto Demos implementato a Bologna aveva come oggetto della discussione il traffico nella città. Tutti i membri della Rete Civica bolognese sono stati invitati via e-mail a partecipare ad una discussione di sei settimane. Al termine del test, gli utenti registrati erano 360 e oltre 700 i messaggi postati. La partecipazione è stata notevole, soprattutto in termini di qualità e quantità di proposte avanzate per migliorare la mobilità a Bologna. ![]() Fig. 2. La home page di Demos dopo il login. Altro esempio italiano di indagine Delphi, applicato alle politiche pubbliche, condotta in ambiente dedicato, è L’Osservatorio Delphi sulle politiche infrastrutturali per Milano produttiva realizzato dall’Ufficio Studi della Camera di Commercio di Milano Il sito web (http://www.mi.camcom.it/Delphi/infra/dphinf0.htm) raccoglie e mette a confronto le valutazioni sui problemi del sistema infrastrutturale espresse da un panel di rappresentanti del mondo produttivo milanese, comprendente i membri del Consiglio camerale, le maggiori associazioni imprenditoriali e le organizzazioni sindacali, e invita le imprese milanesi a seguire i risultati della consultazione e a intervenire nel dibattito, attraverso un forum on line, segnalando problemi e avanzando nuove proposte. ![]() Fig. 3. La mappa cliccabile presente nella home page di SHERWUD da dove si accede alla consultazione Delphi e al forum di discussione. 5. Tecniche di realizzazione Le tecnologie necessarie variano a seconda del tipo di strumento utilizzato per condurre l’indagine Delphi: le mail o il web. Nel primo caso rimandiamo al capitolo relativo alle interviste qualitative, presente sul volume e-Research. Internet per la ricerca sociale e di mercato. Nell’ipotesi invece che si decida di implementare un sito web dedicato a svolgere l’applicazione, il gruppo di ricerca dovrà munirsi di uno dei software appositamente creati per applicazioni Delphi e implementarlo su un proprio spazio web, preoccupandosi che questo sia accessibile a tutti i partecipanti. Un pacchetto applicativo di questo tipo è Netconference plus2. Si tratta di un software per la comunicazione di gruppo, in cui la struttura a più round viene sostituita da un processo continuo che permette ai partecipanti di conoscere in tempo reale la risposta statistica del panel e aggiornare la propria posizione di conseguenza. Il ricercatore può scegliere tra cinque differenti tipi di conferenza ed eventualmente combinarli assieme o modificarli, in modo da creare l’ambiente di comunicazione più adatto alle esigenze della ricerca e alle caratteristiche dei partecipanti. Indipendentemente dal tipo di software utilizzato, una delle principali difficoltà che si devono affrontare nel momento in cui si opta per una applicazione Delphi riguarda la costruzione del panel. Quali sono le probabilità che un ricercatore riesca ad individuare le persone che possiedono informazioni sostantive su ciò che sta indagando? A causa della sua problematicità, tale questione è da sempre vigorosamente dibattuta. Helmer e Resher (Niero1993) propongono dei criteri per giudicare la capacità previsionale e conoscitiva di un esperto. ![]() Fig. 4. Netconference Plus. Brainstorm stage: fase di raccolta dei contributi e prima valutazione degli stessi su una scala di gradimento. ![]() Fig 5. Classifica dei contributi con la media dei voti. ![]() Fig 6. Selection stage: seconda valutazione dei contributi della classifica precedente su una scala di desiderabilità, fattibilità, priorità. Suggeriscono di valutare il suo grado di attendibilità, definito come la frequenza relativa di casi in cui, fra una serie di ipotesi alternative, egli attribuisce all’alternativa corretta una più elevata probabilità, e il grado di accuratezza, dato dalla correlazione fra la probabilità attribuita ad una certa ipotesi e il livello al quale essa si realizzerà e verrà confermata. Tuttavia, non si può fare a meno di notare che questi tipi di misurazione sono possibili solo «a posteriori» e che, se hanno valore valutativo sui risultati di un Delphi, non forniscono indicazioni utili al ricercatore sulla scelta degli esperti. Una delle soluzioni proposte (Niero, 1993, p. 215) è che per condurre un Delphi si abbia bisogno di un «esperto degli esperti», ovvero un esperto della materia oggetto di ricerca che suggerisca chi sono gli esperti da contattare. Si tratta tuttavia di una suggerimento empirico che si può concettualmente tradurre in un regresso all’infinito. Un’altra strada per la selezione degli esperti a priori, che apporta benefici controllabili sulla costruzione del panel, è la scala di self rating expertise. Il Delphi designer sottopone ai partecipanti al panel gli argomenti sui quali verterà l’indagine chiedendo loro di indicare, su un’apposita scala di valutazione, quale sia il proprio grado di conoscenza su ognuno di essi. Anche sulle dimensioni del panel non vi sono regole fisse e la correttezza o meno della numerosità di un gruppo può essere stabilita, anche in questo caso, solo a posteriori sulla base delle sue performances. Ciò che è deducibile dalla letteratura è che il gruppo dovrà essere abbastanza vasto da permettere all’informazione di base di ciascuno di crescere mediante i meccanismi interattivi della discussione; per questo un gruppo inferiore alle cinque persone potrebbe rivelarsi critico per le ristrette opportunità di scambio di idee che offre; allo stesso modo un gruppo eccessivamente ampio può porre problemi di gestione. In generale, il numero dei partecipanti per Delphi standard con metodologie tradizionali si aggira tra i trenta e i cento partecipanti e molto spesso il criterio al quale queste dimensioni obbediscono riguarda la struttura del disegno di ricerca più che l’osservanza di qualche funzione di ottimizzazione (ibid., p. 217). Nelle applicazioni on line valgono le stesse indicazioni, ma con qualche accorgimento in più. Si deve innanzitutto tenere presente che si può aumentare il numero di partecipanti senza temere un incremento dei costi. Sia in Delphi condotti tramite mail che in ambienti web il costo di realizzazione non aumenta all’aumentare dei partecipanti, mentre si allunga il tempo richiesto per portare a termine la rilevazione, che rimane comunque inferiore rispetto a quello necessario per un Delphi cartaceo. Nel caso di Delphi via e-mail o con la navigazione in rete, i Delphi designer si devono inoltre preoccupare che i partecipanti siano persone con una certa familiarità nell’uso della posta elettronica, nel caso di Delphi condotti in ambienti web based, per evitare che i meno esperti possano autoescludersi dal processo. Ci si deve inoltre preoccupare che tutti i soggetti abbiano la possibilità di connettersi senza problemi alla rete, e vale la pena verificare in anticipo il tipo di connessione che hanno ed, eventualmente, anche i pacchetti software istallati sul loro pc. Un altro aspetto importante riguarda il grado di coinvolgimento dei soggetti. Essenziale per ogni tipo di indagine, ma in particolare per il Delphi, è l’esistenza di un forte coinvolgimento nell’iniziativa da parte dei partecipanti. Ciò che viene richiesto nel Delphi non è semplicemente rispondere a delle domande pre formulate, ma esprimere un buon grado di creatività e di progettualità nel rispondere. Per mantenere alto il livello di coinvolgimento i soggetti selezionati vanno contattati tutti personalmente prima dell’inizio del Delphi eliminando quelli che risultassero poco motivati. Inoltre, i questionari o le domande, nel caso di Delphi via mail, vanno presentati tramite messaggi personalizzati. Nella sintesi delle risposte si deve anche cercare di evidenziare le idee che i singoli partecipanti (anonimi agli altri) possano riconoscere come frutto del proprio personale contributo. Infine, nel condurre un sondaggio Delphi in ambiente elettronico il moderatore deve tenere conto che il ciclo di vita di una discussione on line vede una resistenza iniziale, una fase di crescita e infine un declino causato dal fatto che molti partecipanti tendono a separarsi in piccoli gruppi comunicando via mail, mentre il tasso di mortalità del panel aumenta e le valutazioni non vengono più modificate da un round all’altro. Note 2 Il Combined Log Format (XLF/ELF) è il formato standard più diffuso per i Web Log, deriva direttamente dal Common Log Format (CLF) originariamente creato da National Computer Security Association (NCSA) per il proprio software per server. Ogni accesso ai file di un sito, avvenuto correttamente (o semplicemente provato), dà come risultato una nuova riga che viene aggiunta al Web Log; ogni riga contiene, in funzione del formato, un certo numero di campi separati da spazi e ulteriormente delimitati, se necessario, da parentesi o apici. Tra gli altri formati diffusi sulla rete si possono menzionare: il Webstar Native Log Format (WNLF) e il W3C Log Format (WLF). BIBLIOGRAFIA: Bailey K.D.; Metodi della Ricerca sociale, Bologna, Il Mulino, 1985 Bike P.; The Hero e-Delphi system: overview and implementation, Ottobre 2001, disponibile all’indirizzo http://rhodes.geog.psu.edu/products/Delphi_white_paper.pdf Bolognini M.; Democrazia elettronica. Metodo Delphi e politiche pubbliche, Roma, Carocci editore, 2001(a) Bolognini M., Trivellato P.; IperDelphi, una tecnica di comunicazione di gruppo per la trasparenza e la consultazione nelle politiche pubbliche, 2001 (b) (Paper presentato al third global forum Fostering Democracy and Development throgh E-government, Napoli). Chien Chou; Developing the e-Delphi system: a web based forecasting tool for educational research, in: British Journal of Educational Technology, 2002, Vol33, No 2, Helton A.; Delphi On Line. A Qulitative Methodology that is Better on the Internet, in: Proceedings of the Esomar Conference, Parte 1, Speed,Validity and Reliability, Esomar, 2000. Losito, G., L’analisi del contenuto nella ricerca sociale. Milano, F. Angeli, 1996 Luehrs R., Malsch T., Voss Klaus; Demos- Internet, Discourses and Democracy, in: Terano et. al, New frontiers in Artificial Intelligence, Springer, 2001, p. 67-74. Disponibile anche all’indirizzo http://www.demos.nexus.org/files/LuehrsMalschVoss.pdf Niero M., Paradigmi e metodi di ricerca sociale. L’inchiesta l’osservazione e il Delphi., Edizioni Cooperativa Nuovo Progetto, 1993 Richter G., Gordon T.; Demos - Delphi Mediation Online System, Ericim News n°48, Gernnaio 2002, p. 22-23. Disponibile anche all’indirizzo http://www.demos.nexus.org/files/GordonRichter.pdf Turoff, M., Delphi Conferencing: Computer Based Conferencing with Anonymity, Journal of Technological Forecasting and Social Change, (3:2), 1972, 159-204. Turoff, M., Computerized Conferencing and Real Time Delphis: Unique Communication Forms, Proceedings 2nd International Conference on Computer Communications, 1974, 135-142. LINKOGRAFIA Computer Based Delphi Process DEMOS ( Delphi Mediation Online System) Netconference Plus L’Osservatorio Delphi sulle politiche infrastrutturali per Milano produttiva Progetto Scerwud presso gli atenei della Lombradia condotto con tecnica Delphi Delphi standard 2003 Telecom Italia Lab Forecast and analysis of the North American automotive industries (Delphi Method) |